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Posts Tagged ‘vuoti d’anima’

Un’ultima volta, giaciamo insieme

27 settembre 2012 Lascia un commento

L’odio profondo per una qualunque idea di esistenza è un pozzo senza fondo dove si affonda. Sono le cose più semplici che fanno più male come provare a pensare a vite immaginarie. Da non fare, da non fare. Poi alla fine con una parola – disagio – si risolve tutto il dolore. Bisogna gettare tutto lì, nel cumulo dei crimini del capitale, della cattiva coscienza della civiltà tra i profitti dei narcotrafficanti e i bilanci delle case farmaceutiche, tra l’alcool e l’azzardo di Stato, tra il feticismo della merce e la mercede della fede. Un archivio calligrafico del vuoto, un’enciclopedia del dolore dove la società può rassegnarsi senza grande sforzo. Benvenuti, lasciate la speranza all’ingresso insieme agli zaini e agli ombrelli. Leggi tutto…

I castelli di carte del signor P.

13 agosto 2012 2 commenti

L’infelicità non fa rumore. Magari sopra ci si può mettere un fumetto, bianco, tenue e lieve come una nuvoletta, dolce  e comprensivo con la guida di tre pallini che dal cervello arrivano al pensiero. Nella nuvoletta sopra la testa del signor P. è scritto ” “. P. riesce a leggere quella scritta e riesce a crederci anche se è consapevole che ciò che decifra è sempre sbagliato e dannoso. Certo è come un neon rotto o un cartello stradale imbrattato tanto da essere illeggibile, ma basterebbe avere un minimo di intuito o una predisposizione per le lingue straniere o per le lingue morte. O per l’affettività. Ma P. non ha queste qualità, fosse un uomo, sarebbe come un titolo di un noto libro, uguale uguale, ma senza trama.

La disperazione ha il gusto del secondo giorno dopo il disastro, il signor P. pensa che il primo giorno dopo fa troppo male per essere comprensibile appieno. Leggi tutto…

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Lasciti per sopportare la separazione di esili spettrali

19 maggio 2012 2 commenti

Lascia cadere la pioggia su kilometri distanti e lascia splendere il sole su anni passati e buttati via. Lascia scorrere il tempo su milioni di cellule rigenerate e lascia soffiare il vento contro giorni di silenzio senza eguali. Lascia scorrere le lancette su quadranti di morte e miseria, lascia scadere i calendari ciclici, lascia fluire le vite lineari.  Lascia scrivere la parola fine su migliaia di romanzi mai completati e lascia che vengano distrutti molteplici pensieri che non si possono esprimere.

Lascia cambiare le stagioni su un paesaggio che resta uguale e lascia sfiorire i fiori in un giardino che resta grazioso. Lascia nascere e poi lascia morire tutti i casi esistenziali che alla fine hanno una storia ma, a volte, no, lascia scegliere e lascia sbagliare. Lascia declinare la tua civiltà propria nell’ora dell’apogeo, lascia che vengano gridati i peggiori insulti sulle tue idee e lascia che la solitudine faccia il suo corso.

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