Outro


Sussurri obliqui sono le parole vuote di una platea senza attore. È stato un blog, poi un diario pubblico adesso, forse, è, si parva licet, un diario intimo. Si è espanso e ha cercato consenso, ha cambiato piattaforma, è morto e poi risorto cercando disperatamente una forma e un senso. L’orizzonte rimane irraggiungibile eppure questo spazio resiste in qualche modo.

La didascalia per lungo tempo recitava limpida:

“Il blog di Progvolution. Idee e pensieri obliqui. Nessuna verità che non nasca dal dubbio. Nessun giudizio che non nasca dal racconto. Messa in comune dalle zone periferiche”

ora non è più così. Adesso scrivo vuoti d’anima solo per me, una discarica del pensiero che non mette in comune nulla perchè questa è la sensazione dominante.

Questa è la mia vendetta verso il mondo, qui sconto la pena della comunicazione impossibile, porto in fiera la mia vanità e la spremo sino a renderla ridicola o patetica. Lascio vagare il mio rancore in anarchici segni incorporei perché mi vivo come entità impersonale e astratta, conducendo una contraddizione continua scegliendo la maschera del giorno che nasconda un significato che non esiste. Qui balla la recita oscena di una regina del melodramma che naufraga nel pathos straccione della propria anaffettività e che non ha bisogno di legittimazione perché non l’ha mai desiderata anche se un tempo l’ha ambita.

La scrittura livida, nel suo ergersi inevitabilmente come problema anziché soluzione, è pretenziosa, sovrabbondante e inutilmente retorica. Una rinuncia allo sforzo di un’eventuale comprensibilità che è un’aspirazione all’auto-comprensione postuma, una sconfitta inevitabile specchio di un’umanità afona e dei miei tempi dispari sulla orchestrazione generale della stasi di pensiero.

L’obliquità, individuata fin dall’inizio, invade ogni spazio e non chiede nulla fuori di sé, il sussurro si realizza in un luogo solitario finalmente privo di ammiccamenti, spiegazioni e vani tentavi di empatia.

Fuori, il deserto.

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