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Archive for the ‘obliquità’ Category

Tutte le direzioni sono prive

18 settembre 2012 4 commenti

Vieni qui a condividere la violenza della mestizia. Anche se neanche questo posto ti appartiene, anche se il continuo sgretolarsi del senso ti frana addosso tra le parole e il vuoto grande che le circonda. Ripetutamente, stancamente, debolmente. Con una periodicità agonizzante, con un lumicino che fa pena. Costa poco, vale poco, perciò non riesce a essere completamente liquidato nei saldi dell’inutilità e nella ciclica svendita da sovrapproduzione, gingilli fuori stagione che immalinconiscono in magazzini bui. Sei bravo e sempre più lo diventerai, abbiamo un talento, vedrai, vedrai.

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Allocuzione per estranei

3 settembre 2012 Lascia un commento

Bilateral gynandromorphism

Fine di una stagione, ci sediamo di fronte allo specchio e finalmente ritorniamo ad essere estranei. Da domani smetteremo di riconoscerci, salutarci e apprezzarci. Il nostro mondo è terminato, una nota posticcia, posta di sbieco sul bordo, ci ricorda l’ultima scadenza: odiarsi. Gli anni smetteranno di essere contenitori di ricordi e torneranno ad essere fredde sequenze di quattro cifre, iniziando a contare da una ridicola menzogna. Prima che sia troppo tardi vogliamo svenderci. Come tutti. Chiamala pure paranoia, tovarisch, chiamala nostalgia o anomia dei sentimenti. Va bene uguale, i limiti del linguaggio giocano a nostro favore, stavolta.

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I castelli di carte del signor P.

13 agosto 2012 2 commenti

L’infelicità non fa rumore. Magari sopra ci si può mettere un fumetto, bianco, tenue e lieve come una nuvoletta, dolce  e comprensivo con la guida di tre pallini che dal cervello arrivano al pensiero. Nella nuvoletta sopra la testa del signor P. è scritto ” “. P. riesce a leggere quella scritta e riesce a crederci anche se è consapevole che ciò che decifra è sempre sbagliato e dannoso. Certo è come un neon rotto o un cartello stradale imbrattato tanto da essere illeggibile, ma basterebbe avere un minimo di intuito o una predisposizione per le lingue straniere o per le lingue morte. O per l’affettività. Ma P. non ha queste qualità, fosse un uomo, sarebbe come un titolo di un noto libro, uguale uguale, ma senza trama.

La disperazione ha il gusto del secondo giorno dopo il disastro, il signor P. pensa che il primo giorno dopo fa troppo male per essere comprensibile appieno. Leggi tutto…

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