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Allocuzione per estranei

Bilateral gynandromorphism

Fine di una stagione, ci sediamo di fronte allo specchio e finalmente ritorniamo ad essere estranei. Da domani smetteremo di riconoscerci, salutarci e apprezzarci. Il nostro mondo è terminato, una nota posticcia, posta di sbieco sul bordo, ci ricorda l’ultima scadenza: odiarsi. Gli anni smetteranno di essere contenitori di ricordi e torneranno ad essere fredde sequenze di quattro cifre, iniziando a contare da una ridicola menzogna. Prima che sia troppo tardi vogliamo svenderci. Come tutti. Chiamala pure paranoia, tovarisch, chiamala nostalgia o anomia dei sentimenti. Va bene uguale, i limiti del linguaggio giocano a nostro favore, stavolta.

Un passo e sei morto, un passo e sarai liberato dall’anima e dall’ombra. La bandiera del Che non invecchia mai, ma il rosso intorno si scolora mentre il grigio si impadronisce dei muri. Una storia stantia che non voleva fare passi indietro ma che sicuramente non poteva avanzare di fronte a un muro che entrambi facevamo finta non esistesse. Difficile abbandonare l’attaccamento ai vecchi ideali, complicato ammettere i fallimenti personali, ideali ed epocali. Ancora e sempre il brutto vizio della distorsioni del passato con postille di giustificazioni talmente accorate da riuscire  a rattoppare i buchi nel vestito buono, le crepe sul muro portante e la distorsione nelle lenti focali. D’ora in poi, quando ci sfioreremo casualmente, non dovremo più fingere interessamento o spremere dalla coscienza esausta qualche elemento che ci accomuni, ognuno per la sua strada con un confine in mezzo e nessun interesse ad attraversarlo.

Il rancore non gode di buona fama pur non essendo un sentimento peggiore di tanti altri meno puri, ma sai bene che in sessanta secondi posso sfoderare una quantità di insulti, disprezzo e blasfemie tale da far impallidire i più incalliti pensopositivisti e  le più dolci e candide anime sempre propense al perdono e al compromesso. Ma non ce ne sarà bisogno, siamo oltre la rabbia e lasceremo che il silenzio ci avveleni senza fretta fino a quando non avremmo neanche più bisogno di voltare lo sguardo e di cambiare strada per ignorarci. Presto non sapremo più nulla uno dell’altro e neanche scandagliando l’abisso capiremmo cosa mai ci avesse unito oltre le rifrazioni della sabbia dietro il vetro.  Da domani non ci sarà difesa, bugia o scusa incrociata ma entrambi, ora estranei nella forma e non solo nella sostanza, combatteremo il mondo da soli oppure le solitudini saranno il nostro mondo combattente. Un riflesso che non sapremo più interpretare ma anche un’illusione in meno da alimentare.

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