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Paesaggi interni

1/9 Il primo paesaggio è la morte. Un senso vago che fa da sottofondo ai pensieri, che danza lieve in secondo piano e che svuota il senso invece di arricchirlo. Un orizzonte che non bisogna guardare e, sopratutto, che non si deve raccontare. La conta dei giorni rovesciati che atterrisce quindi viene sempre nascosta. La certezza di cui non si vuole essere certi, l’inevitabile che si cerca di ingannare con scarti improbabili verso direzioni impossibili – per ogni altra evenienza razionale – ma accettabili come antidoto alla finitezza. Previsioni del tempo: foschie a lungo termine ma tanto non guarderemo mai il cielo.

2/9 Il secondo paesaggio è la temporaneità. Senza sapere quanto sia diffuso, vi è certo chi è in cerca di certezze. Sono tempi infausti, precari e marginali, sono giorni di collasso dei punti fissi, di sgretolamento di pietre miliari. Le incertezze si trasmettono come malattie virali, corrodono i sistemi religiosi, piegano quelli economici, arrugginiscono le costruzioni sociali. Poi la malattia infetta i singoli, li indebolisce, semi geneticamente modificati con il fine dell’appassimento. Una volontà eterodiretta per rendere endemiche le fragilità esistenziali che sfociano in precarietà emotive e disperazioni epocali. Previsioni del tempo: maltempo mutevolmente instabile.

3/9 Il terzo è la solitudine. Una condizione esistenziale che non si sa come evitare. Una condizione senza alcun orgoglio se non quello della dignità, che è necessaria contro il vuoto imperante ma anche imposta dalla propria impossibile empatia. Una debolezza che si nutre della vuotezza ma anche un dolore che si alimenta di sopravvivenza. Sono i paesaggi interni impossibili da esprimere, le lacrime sotto l’acquazzone, le profondità cadute nella piattezza. Un sogno impossibile che si interrompe ogni mattina, la frase che si serba con la certezza che non verrà capita, la scelta che si scopre inevitabilmente isolata, il libro senza commenti, il film non distribuito. L’isolamento comunitario che richiede un esilio la cui volontarietà è coatta, coartata dal dolore fisico dell’inutile perdita di vita in continui convenevoli senza sostanza. Previsioni del tempo: nubi stabili e squarci di sole.

4/9 Il quarto paesaggio è l’inganno. L’incapacità di concentrarsi, di ricordare, di sentire. L’illusione di innamorarsi, di sentire batter un cuore. Pensare di riuscire a leggere gli altri, di poter mettere in comune con gli altri – con i mostri, con l’inferno – il proprio segreto, il proprio frammento di verità strappata a duro prezzo, pagato con gli errori, con la disperazione dei pugni contro il muro, barattato col sangue, con le rughe, con la bile; senza scorciatoie. L’inganno di poter essere felici come condizione stabile, l’inganno di poter trovare salvezza nell’arte e lenimento nella cultura. Il sogno folle di poter rendere uno ciò che due. Che vi sia qualcuno che possa scaldarti quando hai freddo e sorreggerti quando stai per cadere. Fermare il tempo, rewind, tornare indietro, evitare gli errori, crescere senza sbucciarsi le ginocchia, invecchiare bene, non avere rimpianti sulle scelte. Essere migliori senza ferire, essere puri senza arroganza. Sapere chiedere scusa senza umiliazione, riuscire a essere fragili senza rompersi. Ingannarsi. Previsioni del tempo: burrasca sulla costa.

5/9 Il quinto paesaggio è il ricordo. La memoria ci tormenta, ci salva e ci affonda. Un orizzonte che è freno e slancio. La nostalgia ingigantita di quello che è stato, il ricordo dolce dei riflessi del Douro la sera. Così ricostruire il proprio orizzonte ogni giorno con i colori che abbiamo già visto, con gli odori che ci hanno pervasi, con le idee che abbiamo adottatato. Essere quelli che si è già stati come limite alla crescita o come difesa al baratro della decrescita di futuri sempre più limitati. Un posto dove trovare sempre rifugio anche quando si è accerchiati, bestie sfinite da insostenibili cacce collettive, svuotati di energie, incarcerati dal mortale scorrimento ordinario dei giorni. Lì la luce oltre le sbarre. Previsioni del tempo: cielo terso senza ombre.

6/9 Il sesto paesaggio è l’amore. Coartarsi alla scrittura solo per l’amore di un album. Portare a termine imprese che non interessano a nessuno, violentarsi nell’espressione per cercare di esistere. Scrivere per nessuno, convincersi di valere oltre l’indifferenza, bastare a sé stessi per aprirsi al mondo. Odiare per non essere inquinato. Non dimenticare anche quando tutto sembra destinato all’oblio, anche quando tu stesso sei oblio. L’amore segue i passi di un cane vagabondo*, l’amore scorre nel mio lettore mp3 e nel mio lettore ebook, amore è formattare con precisione una lettera di addio e riporre con cura i ricordi in una scatola. Darsi delle regole per non lasciarsi andare, non permettere a nessuno di dubitare di te, esistere anche se nessuno lo saprà mai. Dire la verità, non dare nulla per scontato, non essere banali. Affrontare il disinganno e non tradire i principi per non tradirsi. Previsioni del tempo: non pervenute.

7/9 Il settimo paesaggio è silenzio. E dunque non vi è nulla da dire.

8/9 L’ottavo paesaggio è la debolezza. Lo scoprirsi giorno dopo giorno, più curvi e con le spalle più pesanti. L’aria che filtra con sempre più fatica mentre si perde più facilmente l’equilibrio. Riuscire con sempre maggior fatica a fregarsene di tutti, con il fastidio che sfinisce e il sonno che è l’unica medicina. Così i progetti che avevi fatto convinto della corazza di acciaio, li affronterai con un fragile carapace di cristallo. La cattiveria ti ferirà più in profondo nelle carne tanto che metterai la testa tra le mani, guarderai l’orologio nervosamente, accenderai un’altra sigaretta. Il resto del branco noterà i segnali di sfinimento fino al punto di decidere di lasciarti indietro al tuo destino, definitivamente. Previsioni del tempo: mare forza nove ma si rimane a terra.

9/9 Il nono paesaggio interno è un passaggio a vuoto. Sono le parole vuote. La gente che passa, sorride, promette e abbandona. I lettori spaventati e infastiditi, i significati oscuri e il corrusco della chiara impressione di un’anima che vorrebbe esistere e invece duole e null’altro. È il senso che sfugge, il linguaggio che si accartoccia, i sentimenti che si nascondono. L’inseguimento inutile di un saper raccontarsi, l’involvere in metafore impossibili e la noia della scrittura piana; la sensibilità femminea indice di disequilibri infantili e conflitti freudiani che non vogliamo indagare. Il dover nascondersi per sfuggire al peso insostenibile della personalità. La morte che fa capolino, la temporaneità che ci opprime, la solitudine che ci bracca, l’inganno che si perpetua, il ricordo che ci sfinisce, l’amore che zoppica, il silenzio che tace, la debolezza che ci affanna. Non ci capiremo mai, non saremo mai veramente uniti, non vinceremo perché qualcuno deve pur interpretare la parte dei perdenti. Non la daremo vinta alla volontà profonda né al destino superficiale. Tutto crolla, le rose sfioriscono, le civiltà scompaiono, le galassie implodono. Noi siamo qui, va tutto bene. Previsioni del tempo: domani splenderà il sole, good morning, Vietnam!

Ispirazione 9 di 9

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Video: Anathema – Internal Landscapes

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