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L’inizio e la fine

L’inizio e la fine, ma chi scriverà la storia in mezzo? Tempesta, pioggia, sole, fulmini, saette, calma piatta e poi? La ballata dell’antico marinaio*, l’albatros*, gli apologhi presso Alcinoo*. Le variabili meteo di questo nostro struggersi senza motivo. L’insensato crogiolarsi nella malinconia delle giornate di pioggia che non finiscono con le nuvole ma vanno più in alto, nei sogni ad occhi aperti, reverie, daydreams. Lassù dove infuria il silenzio. Laggiù, nei naufragi emozionali. Ovunque abbandoni alla malinconia.

L’inizio fu di melodia, la fine cacofonia. In mezzo ha infuriato il silenzio, il silenzio che ruggisce, è furioso, impera, reagisce, si smorza, ingoia, perisce. Un silenzio denso che fa da tomba alle parole dette, a quelle pensate, a quelle rigettate. Quanto stupido trasporto, quanta inutile giovanile devozione entusiastica ai sentimenti. Una foiba di pensieri, il pozzo senza fondo di un San Patrizio straccione. La giusta dimora a pretese prometeiche di espressioni nate senza orizzonte e morte con molteplici prospettive, moltiplicate dagli infiniti punti di fuga del non detto. Quando la fine è vicina all’inizio è il momento di inventarsi numerosi intrecci, se una notte di inverno un viaggiatore* rivive quella notte tante volte quante la sua morbosità vuole, ogni volta con un finale romantico plausibile, ogni volta con una conclusione drammatica realistica. Un bell’inizio con un lieto fine, un bell’inizio con dramma finale, va bene uguale, a scelta dell’Autore.

L’inizio come la fine, ricordi l’inizio con distacco perché sai che vi è stata la fine, ricordi la fine con dolore perché sei che vi è stato un inizio. Oppure dimentichi tutto, o solo l’inizio, o solo la fine. O, ancora, fai qualcosa per te stesso, trasformi i sentimenti in ricordi, i ricordi in attese, le attese in parole, le parole in rese. Ogni sconfitta una lezione da interpretare quotidianamente nei giorni di vita che fuggono su spartiti musicali che al posto delle note hanno parole vuote, uniche e irripetibili, che puoi leggere una sola volta e poi scompaiono come scritte nell’inchiostro simpatico del tempo reale digitale. Prendere solo il bello che c’è stato senza infierire sul male successivo, mistificare la trama, prendere l’inizio e ricostruire il romanzo come se non avesse una fine, un finale aperto di cui la vera fine solo lo scrittore conosce nel suo intimo, lasciando così ai lettori l’ambiguità per essere felici nel loro finale, nella loro radicata, ineluttabile Verità formata leggendo il racconto e, dunque, incontestabile.

Un giorno avremo il giusto distacco per trarre le somme e per dividerci la conclusione. A te il bene, a me il male, a ciascuno il suo, unicuique come sempre ci si promette all’inizio. L’inizio è stato come la fine, una resa. Il ritornello suona ancora in testa – il silenzio infuria – solo un gioco, solo per vedere dove si può arrivare. Come sia possibile perdersi dentro una canzone, non è dato sapere, è supera anche la nostra consolidata fede nel razionale. All’inizio forse c’era una gioventù che stava svanendo, alla fine un bambino perduto* scaraventato nel mondo adulto, un mondo che non si riesce a fare scomparire.

All’inizio bisogna leggere tra le parole, comprendere, trovare i significati tra l’interlinea. Il senso della vita è certamente nascosto tra gli interlinea e non nelle parole. Ma, alla fine, sai che i significati non ci sono, non ce ne sono mai stati, confusi irrimediabilmente nella pletora orribile delle mistificazioni auto-promozionali. Tutto così evidente, così trasparente, Le illusioni si alimentano a piacimento. Si fa per onor di cronaca. Per amore di verità, per amor proprio. A dire le verità, per onestà intellettuale, per tenere fede ai principi. Per somme idealità capisci? Non per me, ma per qualcosa sopra di me (qualcuno urli: “buffone!”).

L’inizio è la fine. Procellarie moribonde che vanno a crepare sulla terraferma. Lì muoiono di nostalgia, alla fine, mentre, all’inizio – l’istinto – era il desiderio di tempesta. Qualcuno puoi aiutarmi? Il silenzio infuria. Qualcuno mi sa mostrare la strada? Il silenzio infuria. Colpito e affondato.

Ispirazione 7 di 9

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