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Il canto del fulmine

Pioveva dal tetto. L’acqua filtrava invisibile e una goccia – come avanguardia di un’enorme massa acquosa – scavava suoni orribili nel silenzio. Senza preavviso ti scopri nudo, scoperto, invaso. Le mura che ti proteggevano si fanno deboli, il tetto che sempre ti aveva riparato non ti dà più protezione. La pioggia, il pericolo, non si ferma sullo scudo ma penetra nella tana, le sicurezze vacillano. Il canto del fulmine che preannuncia la danza della pioggia non è più un avviso dolce di ascolti malinconici ma assomiglia a una minaccia. È notte e non c’è nessuno da chiamare, non c’è soluzione e non c’è aiuto possibile. A nessuno interessa di niente, nessuno  verrà in tuo soccorso. Se giungerà il freddo verrai lasciato al freddo, se ti colpirà l’acquazzone ti gestirai il raffreddore. Se pensi che la tua casa ti proteggerà, che potrai barricarti dentro per difenderti dagli attacchi esterni stai illudendoti male.

Basta una stupida goccia per impedirti il sonno e scatenare i fantasmi. Un tempo la goccia era anche una tortura ma preferiamo collocarla nei sogni dei poeti, la goccia scava la roccia – dice il detto – e tu sei lontano da esserlo. Lo stillicidio d’acqua fa male come quello dei pensieri e il suo innocuo manifestarsi è la più pericolosa delle sue qualità demolitorie. Questo essere scavati, questo svuotarsi di esistenza. Questo cuore di clessidra. Questo non essere più come si era, questo deperire sotto la pressione degli agenti esterni. Un’anima di spalle, sentimenti labirintici, voce di sirena, parole a strascico. Tutta la splendida gente che vi è nel mondo, un esercito tronfio e malato di ego, narratori orgogliosi di non-storie banali e noiose. Gran cerimonieri di frasi di rito, cuori stracolmi. Avvelenano i pozzi, sfondano i tetti, seminano sociopatia. Anime sui piedistalli, sentimenti univoci, parole collaudate. Uccidono i poeti con diari di chiacchiericcio, fanno arretrare la società con età adulte mai affrontate, con incultura orgogliosa, pochezza esibita e inconsapevolezza acritica.

Chiudere tutto, cancellare, dormire, dimenticare. Chiudere i canali di comunicazione, dormire tappandosi le orecchie per non sentire. Plin, plin, plin.

Ispirazione 4 di 9

Indice di leggibilità:

Video: Anathema – Lightning Song (disponibile dal 16 aprile 2012)

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