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Il capolinea per prosciugare gli alibi

Flying Colours

Le parole non hanno cuore però sarebbe bello lo stesso fare insieme un patto scellerato: noi tiriamo fuori tutti i nostri limiti e voi fate lo stesso. Ma voi non lo farete perché non esistete. Non esiste la verità perché nessuno la ama, manco un vago affetto, in realtà. Perciò dobbiamo odiare gli anaffettivi, i maledetti che scelgono l’infelicità piuttosto che le illusioni di gioia immaginaria e retorica. Non bastano le sillabe, se ci credi – ma non ci crede nessuno – corri qui, qui nel centro dell’abisso. Qui dove nulla accade e nessuno esiste, qui dove tutto tace e nulla ha un significato.

Come la luce differita di supernove già esplose, come i nostri desideri imploranti astri ormai polverizzati, distrutti, scomparsi, così in questa comoda discarica si deposita il fluido esausto attendente la rimozione differenziata. Adesso, ora, now!, anche se quello che adesso è, in realtà è già stato in tempi remoti e milioni di anni luce ci dividono e il sangue ci distruggerà di nuovo, again. Stella dopo stella svuoteremo l’universo per dare – con il buio – un senso alle oscurità infinite che esistono senza aver bisogno né di un creatore, né di una logica umana.

E mentre crolleranno le stelle voi starete a guardare e forse tweeterete la diretta millenaristica di futuri naufragi spaziali mentre deraglieremo fuori dai confini astrali con la Terra lontana e i soccorsi dispersi. Più ci rifletti e più defletti, una vil razza dannata di perfezionisti imperfetti. Arlecchini smascherati in cerca di un’anima, anime in viaggio, certo, ma manca l’anima e non si intravede il percorso perché tutte le pezze rabberciate dei colori si svelano come le bugie nel giorno della sincerità. Una falla anche nelle raffinate tattiche a specchio dei più astuti retori: l’attesa consapevolmente infruttuosa.

Essi venivano a cercare le crepe del dolore nell’immaginario planetario di un’ipotesi di vita felice. Essi cercavano la cosa vera, il cinico realismo degli infelici ma solo per sentirsi migliori. Essi volevano il sangue ma senza imbrattarsi, volevano essere dannati ma solo per cinque minuti, vampirizzare con la discrezione che solo gli anonimi. Essi volevano l’orrore, giusto un’occhiata e poi rifuggirne disgustati, negando assentitamente e dichiararsene intonsi, non coinvolti. Essi volevano l’inganno.

Superare l’inganno, ragazzo, un inno alla vita suonato con il violino elettrico, clap clap, e, mentre tutto crolla, tieni il tempo.

Indice di leggibilità: 51

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  1. 17 gennaio 2012 alle 12:45

    Tenere il tempo ? Il problema è proprio quello !!! Un saluto -:)

    • 17 gennaio 2012 alle 18:18

      Bisogna solo trovare la musica giusta. Omaggi a te.

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