Home > questioni private > Una strategia inavvertibile per scomparire dalle altrui esistenze

Una strategia inavvertibile per scomparire dalle altrui esistenze

Alberto Savinio - La nave perduta

Questa malinconia non sembra finire mai. Come le luci della città nelle notti di gennaio, come i treni che devi ancora prendere prima di arrivare. Come le note dei Seven Mile Journey, come le sconfitte curriculari. Come le sigarette della sera, come i ricordi delle mancanze e le mancanze dei ricordi. Una sinfonia distorta di decrescendo esistenziali come se tutti gli abbandoni che ci hanno sedotto, ora stiano monologando tra di loro. E se presti attenzioni, se fai silenzio, se tendi l’anima, puoi anche immaginare il tintinnare ipotetico delle monete lanciate nel pozzo dei desideri che non ha fondo, ma solo fine.

Essere soli significa anche mutare dal non avere nulla da dire a non sapere a chi dirlo per poi concludere, quale effige eterna di alienazione, a scriverlo su un blog. Di questo sentire  si può fare una descrizione in chiave minore, mentre il mondo scorre indolente in dissolvenza:  tutto fa schifo ma questo non sembra sufficiente a far tagliare i polsi. Dentro trecentosessantacinque conformi convenzioni ci devono essere modi per sentirsi meno oppressi dai propri demoni o almeno si potrebbe scoprire una disciplina per consumarsi per essere migliori senza provare, contemporaneamente, disprezzo per chi non ne sente il bisogno.

La scomparsa può lenire il vortice violento delle ripetizioni, aiutare a piegarsi sul fianco meno doloroso quando tutto sembra perduto e privo di significato, quando sembra che ogni cosa degna sia già stata detta e in modo migliore, quando  il prossimo è solo un brullo percorso scontato. Diradarsi in un’eclissi di silenzi e messaggi sottotraccia, l’invisibilità nella stanza e l’arte dell’anonimato all’interno di una psico-società di individui-star. Creare l’abitudine alla propria assenza ectoplasmatica presenziando con fatti concludenti quali non dire, non esserci e non partecipare.  Tutto ciò dovrebbe voler dire qualche cosa e invece non è significante, questo silenzio non verrà messo a verbale, quella obiezione muta non verrà accolta, il mutuo dissenso di sguardi verrà obliato, l’intimo sentire verrà ridicolizzato. Ne fossimo capaci, comporremmo musica strumentale solo per la gioia di poter intitolare le composizioni mute di parole vuote, per creare la chiave di volta degli stati d’animo. Con un lampo dire tutto, senza bisogno di spiegare, di argomentare, di confutare. Poter esprimere un senso con la semplice data. Oggi, 6 gennaio 2012, non sembra finire mai.

Indice di leggibilità: 49

Annunci
  1. 7 gennaio 2012 alle 00:17

    Toh guarda, siamo già al sette.

  2. 7 gennaio 2012 alle 17:57

    Bisogna solo fare attenzione a non buttartela sulle gengive (come capita a me) 🙂

  3. 12 gennaio 2012 alle 11:35

    Se si guarda ad ampio raggio si rischia di essere schiacciati. Meglio il particolare, il dettaglio.
    Per esempio, catturata dall’immagine della nave, ho appena scoperto che Savinio non è altri che il fratellino di De Chirico, nonché scrittore. E i suoi libri incuriosiscono un bel pò.
    Ci si perde in certi mondi. Perdere inteso come ‘ritrovarsi’. Belle le contraddizioni delle parole…

    • 12 gennaio 2012 alle 18:56

      Forse anche il diradarsi di un singolo è un dettaglio come i giocattoli alla rinfusa su una zattera arenata. Ma i dettagli prima o poi ti riconducono all’orizzonte, un abisso, che qualcuno, giustamente, consigliava di non guardare.

  4. 15 gennaio 2012 alle 19:05

    Mh.. non è che riesco a seguirti molto bene. Il fatto è che il dettaglio porta ad un confronto diretto, un’interazione che -volente o nolente- accade prima ancora di pensarci sù. E questo, almeno per me, è qualcosa di più “vero” rispetto all’insieme che dà spazio a mille congetture. Perché non guardare l’abisso? Cambia qualcosa voltandosi?

  5. 16 gennaio 2012 alle 21:46

    I dettagli possono essere più sconfortanti dello scenario complessivo. “Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te” (Nietzsche).

  1. No trackbacks yet.

Spazio al dissenso

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: