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Lo stato di latenza della cupiodissolvenza

Stalker Eye - Theoria

Certe persone non sono in grado di inventare nuove parole per descriversi, per questo volano verso l’alto per poi affondare di aria. Le correnti ascensionali per cadute verticali inconsapevoli. Bisognerebbe scriverlo sulla sabbia che non tramontano mai i soli su cieli foschi mentre la mano sinistra stringe un briciolo di verità per quelli che la vorranno raccogliere e la mano destra protegge gli occhi dall’incombere del buio. Niente di nuovo sul fronte del tedio solo un nascondino scemo, un imperterrito fingere di non vedere e di non sentire, scimmiottando per tre, senza stare affatto a badare agli stacchi istituzionalizzati in lassi temporali da festeggiare.

Non male, a sapere cosa sia il bene. Un precario pencolare in un generalizzato clima di sfiducia e paura che è solo specchio di radici radicate nel male, nella presunzione di essere migliori e poter agire conseguentemente da padroni. Ma siamo tranquilli, intorpiditi da sensazioni di lungo corso, un letargo tridimensionale per il quale siamo invecchiati il triplo negli ultimi anni, senza sapere come rimediare e senza averne una voglia reale. Solo lasciarsi andare, affondare, consumare, delirare in stanze silenziose. Oppure non trovare alcunché da dire se non in forma di invettiva o di gorgoglio rancoroso. Instillare il veleno per poi sentirsene sopraffare, una tossicità subdola che obnubila e rende impreparati a essere vivi e affrontare gli enormi orrori quotidiani formati da minuscole assurdità che, singolarmente prese, non hanno la capacità di avere alcuna importanza.

La bandiera bianca è così consunta da essere diventata invisibile anche ai fantasmi che non sono più interessati a nessuna forma di assedio. Che si dovesse perdere era scritto nei libri di storia futura e non pareva gentile prendersi la briga di smentire verità incise con siffatta cura. Vi è sempre un fascino oscuro nei titoli di coda, lo svelamento di ogni inganno che a nessun spettatore interessa, la fine della storia anche quando non si è scorta una trama; ebbene a volte quel rullo è continuo come un incubo cattivo, quale sognare di cadere senza che lo schianto arrivi mai. In dissolvenza tutti i nomi di coloro che hanno creato la finzione, la musica sapientemente scelta per creare una sensazione che attutisca il senso di insoddisfazione per la fine della serata che catapulta nei succhi limbico-gastrici della realtà.

Bisognerebbe tenere traccia del proprio rincorrersi nella dissolvenza e nella ricomparsa dei desideri e avere i tranquillanti etici per sopportare il peso delle proprie ossessioni – mai scomparenti, al massimo latenti – per riuscire almeno a conservare la dignità della rassegnazione e la follia urlante del ripetersi in banali cadute e ascese che, al passo immobile della cupiodissolvenza, non portano da alcuna parte.

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Nel video la diretta della scrittura di questo post, accelerata di 3,65 volte, non una di più (soundtrack: Tesla: Song and Emotion):

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  1. 4 gennaio 2012 alle 07:08

    Tranquillanti etici e quel tanto di follia che basta… sì, ce la posso fare.

    😀

  1. 6 gennaio 2012 alle 23:42

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