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Nenia antropofobica prima di un giorno nuovo

Che ne pensi di ore disperate, di frasi senza senso, di post scritti, letti e buttati come giornali quotidiani? Che ne pensi di routine mortali, di odi disciplinati, di nessuna condivisione? Che ne pensi di giorni di silenzio, di nessuna fiducia nell’umanità, di un blog deprimente e del vuoto della gente? Che ne pensi di parole a caso per riempire l’ascensore, dei complimenti ipocriti a fine corso, del finto interessamento per il destino del vicino? Che ne pensi di salvare il mondo subito dopo il tuo culo, di fottere gli altri con noncuranza, di scrivere quello che vuoi invece di cose comprensibili? Che ne pensi di limitare la finta modestia, di esplicitare i pregiudizi, di farla finita al più presto? Che ne pensi di accettare la mancanza di senso, la sovrabbondanza della stupidità, di coabitare con l’inutilità del percorso? 

Che ne pensi dei sorrisi dopo i psicofarmaci, della gara a offrire il caffè per non sembrare tirchi, dei salutisti che vogliono morire intatti? Che ne pensi della violenta ottusità di soluzioni elementari per problemi complessi, delle persone prive di consapevolezza, dei pelosi minuti di silenzio? Che ne pensi di Chet ad Amsterdam, di Nikki a Van Nuys, di Kurt a Roma? Che ne pensi degli automi esasperati, dei diritti spazzati via, dell’incapacità di pensare a un mondo migliore? Che ne pensi dell’arte sopraffina di persone schifose, di capolavori fondati sul marcio del mondo, di verità raggiungibili solo con la distruzione? Che ne pensi di usare il vocabolo giusto per ogni concetto, di vincere l’inerzia che tanto è tutto inutile, di dare una direzione al tempo insulso?

Che ne pensi di dichiarare guerra alla forma e non solo alla sostanza, di ammettere tutte le debolezze, di sbandierare tutti i sentimenti mancanti? Che ne pensi di essere migliore di tutti senza rimpianti, di starsene soli senza rimorsi, di non edulcorare la realtà? Che ne pensi di accettare l’orrore, di non opporsi alla lucidità, di prendersi carico di un numero di colpe adeguato agli anni e alle occasioni sprecate? Che ne pensi di trattare tutto con distacco non per volontà ma per indole, di moltiplicare i silenzi per diminuire gli imbarazzi, di smettere di vergognarti per l’altrui pochezza?  Che ne pensi di non pensare, di non sentire, di non dire? Che ne pensi? Non importa.

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Categorie:questioni private
  1. 2 dicembre 2011 alle 07:57

    take me home

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