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Defraudati da fumose attese irrequiete

Ci si trova a contare le sigarette nel pacchetto. Una per la noia, una per la rabbia, una per la frustrazione. Tutte le altre per il nulla. Così i minuti crollano tremuli dalla lancetta piccola e ci si scopre a rispettare tutti ma a non volere bene a nessuno. In comprensioni universali, ma asettiche, di tutti i punti di vista che mutano in un’unica insopportabile relatività che non fa differenza a ogni cosa.

Le pareti vanno riempiendosi di cartoline e simpatici magneti che attirano la memoria, impercettibili chiodi piantati sul corpo mistico dello svanire degli anni, sono le meglio amenità lungamente attese nel continuum dell’abbrutimento. Polemizziamo inutilmente solo per esprimere un dissenso, nella consapevolezza che cadrà nel vuoto ma nella necessità di alleggerire  la pressione interna. Non scoppiare è l’imperativo, non disintegrarsi ché vi sono tante cose da fare, scadenze da rispettare in modo inderogabile, anche se non si è ancora compreso il perché.

Il tempo non riesce a dimenticarmi. Le nostre amnesie non sono le sue. Prima di tornare cenere alla cenere, prima di essere ancora polvere alla polvere, prima di aver fatto i conti con il passato senza ottenere alcun risultato, ci sono delle spiegazioni da dare ai desideri profondi e alle volontà superficiali. Bisogna contare le pecore prima di dormire e aspettare le stelle che cadono nelle notti agostane. Conviene sperare il meglio da augurarsi l’ultimo giorno dell’ennesimo anno e fare la lista dei desideri da spedire alla fatina buona del cazzo.

Mani che si nascondono nelle tasche per celare un lieve tremore mentre fanno finta di cercare affannosamente l’accendino. Testa alta e occhi grigi e solitari che guardano oltre la gente o che scrutano il pacchetto sgualcito dalle minacce di morte dolorosissima a antisociale. Mamme, fumare in gravidanza fa male al bambino. Donne, è arrivato l’arrotino! Cittadini, dovete morire in buona salute! Un’altra fiammata, una per l’amore, una per l’ansia, una contro la retorica, una per fermare la voglia di violenza che sale. Una speciale contro la stupidità del genere umano. Una magnifica per coronare un’idiozia molto ben confezionata. Una straordinaria per aver sfiorato la verità. Tutte le altre per cinque minuti di attesa. Cinque, non più di cinque.

And the radio plays:
“Non puoi passare la vita a vagheggiare qualcosa che è passato e sai che non tornerà!”.
“Si chiama nostalgia”.
“Chiamala come vuoi, è deleteria. Comunque non è nostalgia è autolesionismo”.
“Le persone infelici si aggrappano ai ricordi”.
“Ma tutti abbiamo dei ricordi!”.
“Perché tutti siamo infelici”.

Indice di leggibilità: 57

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  1. 16 novembre 2011 alle 22:31

    Perché siamo tutti infelici. Perché siamo tutti dipendenti dai desideri.

    In latino la struggente nostalgia con rimpianto di quanto è lontano e perduto é designato con Desiderium, come il verbo desiderare.

    • 16 novembre 2011 alle 22:36

      Piùcheperfetta conclusione a ciò che dice la radio ai cittadini.
      Aggiungo che, casualmente, il nirvana è la libertà dal desiderio.

  2. 17 novembre 2011 alle 07:57

    L’attesa è un’arte, si impara col tempo -:)

  3. 18 novembre 2011 alle 15:44

    le persone (infelici e non) si aggrappano ai ricordi per avere un “continuum” con la propria storia, per avere memoria di sé, per la paura che si venga dimenticati anche da se stessi.

    • 18 novembre 2011 alle 21:59

      Non fa una piega, solo che, a parziale confutazione della tua considerazione, molti mettono in atto, all’opposto, tecniche di oblio e bramano quella dimenticanza fino alla distruzione. La questione è che i ricordi sfuggono alla volontà e inglobano anche ciò che nel conscio vorremmo scordare e che invece saltano fuori, sgraditi ospiti, dal marasma dantesco dell’inconscio. Forse nella rappresentazione di sé stessi non si deve fuggire a quello che vogliamo obliare, nessuna censura alla propria storia, troppo facile.

  4. 18 novembre 2011 alle 22:37

    la consapevolezza non porta mai alla distruzione di sè (o meglio dell’Io, ma è un discorso molto ampio questo).
    non si è mai inconsapevoli del tutto fino in fondo. talvolta ci si aiuta con uso di droghe, alcol, e chi più ne ha più ne metta, ma non è mai un “aiuto” completo e totale a meno non ci si auto-provochi dei danni neurologici, e allora la distruzione. e non credo che sia mai un processo volontario, almeno quello nella causa-effetto (voglio dimenticar/mi- mi do una botta di exstasy-mi brucio il cervello-non ricordo più niente).

    sì, non si deve mai s-fuggire a quello che vogliamo obliare. chissà che non sia la soluzione e si faccia molto più in fretta a dimenticar/si.

  1. 14 aprile 2012 alle 16:27

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