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Tutto è amore fuorché ciò che è perduto

Claude Buck - The Kiss

Tutte le parole che ti hanno ossessionato sono venute a scovarti e non c’è più nulla di sano e salvo se non un ricordo – malato e a rischio – a cui appigliarsi. Tutto quello che è perduto, tutto quello che avevi promesso che non avresti più cercato si ripresenta dentro, nemesi di un benessere mai posseduto. Giuramenti stringenti mandati in malora come i principi – così saldi in principio – che – poi – si dimenticano in nome di presunte urgenze. Ormai non sai più, non ti muovi, non ragioni, vai solo avanti per inerzia, succube di pensieri catalitici, mentre ogni respiro ti uccide. Vorresti solo chiudere tutto, dare un taglio secco perché quello che è risorsa è anche frustrazione e perchè le parole vuote non sanno spiegare o perchè le teste saccenti non sanno chiarire.

Alla fine di tutti i giorni che verranno avrai aspettato a vuoto, spettatore della morte dei sentimenti che crepano esattamente come sai deperire tu, un giorno dietro l’altro, un post dopo l’altro, un respiro che manca e arranca in attesa del respiro successivo. Tutto può cambiare ma non vuoi che cambi, non sai cosa volere perchè tutte le strade che hai imboccato, tutte le scelte che hai sbagliato, tutto quello che hai lasciato, ti ha cambiato, e sai che non sarai più lo stesso e sai anche che non saprai mai cosa saresti stato. Vorresti provare nostalgia per questo io mancato e masticare rabbia per questo io ipoteticamente meno disperato, ma nessuno ha colpa del cambiamento, nessuno governa gli eventi, nessuno si sceglie il destino.

Con solo una stretta di mano, con un bacio, con uno schiaffo. O con calma o con isteria, freneticamente o con il bisturi fermo. Diversi modi ma alla fine indifferenti per dirsi addio ma sempre urlando odio come degna fine dell’amore in un incontrollato crescendo parossistico. Heautontimorumenos, una punizione per sé stessi, per il proprio fallimento che si specchia nell’altro. Fare male, farsi del male, accusare per accusarsi. Io contro te, te contro me, io contro io. Un flusso di eventi di una banalità insostenibile. Con uno sguardo all’abisso, un’occhiata al passato e una distorta rappresentazione mentale del futuro. Il brivido calmo di stare per cambiare la propria vita, migliorare o rovinare, certamente modificare. Non ci sono lacrime ma solo visi asciutti che non sanno cosa farsene degli occhi, finisce tutto in fretta  in meno tempo di quanto serve a rimettersi in mani superiori.

I loop in testa e il vuoto nel cuore, non si può crescere senza cadere. Mettersi in tasca le verità e accantonare le certezze, giusto per sentirsi, talvolta, almeno in parte umani. Tanto poi finisce tutto lo stesso tra squillanti silenzi. Sembrava che tutto dovesse crollare, il cielo farsi nero, cori di prefiche strapparsi i capelli, il sonno svanire, il corpo deperire. E invece nulla, si sopravvive e al mondo non gliene frega nulla.

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  1. 14 aprile 2012 alle 16:29

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