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Omnes animales estinti provano concupiscenza carnale per la propria tossica identità democratica

P************n uno dei tanti o uno dei pochi e non fa alcuna differenza. Sono unico secondo le illusioni dei motori di ricerca, una sola identità dentro la molteplicità delle incoerenze dell’egoismo e della cattiveria. Un nome di battaglia non significa non essere talmente vigliacchi da evitarle tutte. Uno pseudonimo non dona una personalità e un eteronimo non crea significato, solo un nascondimento o un fraintendimento, che importa. Volere tutto per rimanere nulla. Fuggire potrebbe essere neutro come sacrificarsi nei campi elisi da ogni valore,  arati di ogni significato. Solo espirare una mediocrità di tot anni, ottenere il riconoscimento sociale, concupire un capo mediocre che vuole valorizzare (creare valore per lui, indeed) o – fa differenza? – sfruttare. Prendere un chiodo, una falce, un martello, una scala. Piantare un chiodo sul muro imbiancato da poco, appendere il diploma, incorniciare l’encomio, appuntare l’onorificenza sul petto depilato. Superare la selezione in entrata e poter frequentare circoli esclusivi dove si entra per presentazione di un socio anziano e per congrua consistenza del conto in banca. Fare parte di quelli che contano (money), quelli che rimangono e di cui si parla. La città bene che può fare il male. Alabastro nero lucido, un epitaffio grasso e significativo.

La cassa di legno, la terra smossa e i fiori candidi. Non abbiamo nessuna fine finché non rintracciamo un inizio. Che ci salvi almeno un ricordo, una foto sul web, un filmino trasferito da smartphone a dvd-r. Con una sola parola chiudi tutto – addio – e con una sola parola dai gloria eterna – amen. Sentimenti finitimi a una finitezza opprimente, abbracci commoventi, parole biascicate e quell’unica lacrima nera del Pierrot. Fissa, immutabile e incancellabile. Tocca a tutti ma nessuno è mai pronto perché noi saremo belli per sempre, allontaneremo la vecchiaia, cancelleremo le cadute. Un rewind and delete, un oblio per rughe, un ospizio per ricordi, eliminare il file della morte. Poi applaudire e rilassarsi con i consigli per gli acquisti – loculi con aria condizionata, bare criogenetiche, tassidermia per cellule morte immortali. Un solo consiglio per evitare l’ossidazione: non respirare. Funziona.

Ovulo, sperma, procreazione. I film porno sono solo goffa cripto-propaganda governativa per la crescita demografica. Pubblicità progresso dove la violenza è compresa nell’utilità sociale. Nascere per poi essere o viceversa. Slow motion sull’eiaculazione, un trionfo acquisitivo per esperti di marketing. Penetrazione, possesso, umiliazione. Erezioni in edizione limitata, un’interpretazione marxista del marchese De Sade o una metafora anticapitalista del bukkake. Non conta granché, è solo business, è solo corpo, è solo carne. Solo godimento per anni giustamente edonisti, altre cento giornate di potere del regime godendo del dramma della macelleria corporea. Imparare la lezione sul desiderio come strumento di potere che genera frustrazione e poi ubbidienza. Essere sempre insoddisfatti, mai colmi, inappagati, ma con la certezza che l’orgasmo è una merce digitale ampiamente reperibile. Non scomporsi, cacciarsi nella testa che è solo la legge della domanda e tu sei l’offerta, o viceversa, non conta. Farsene una ragione e smetterla di farsi storie e ricominciare a masturbarsi. Coprirsi di olio e sostanze organiche, una crescita demografica pari a zero ma la sicurezza di godere nella repressione ma che tristezza post coitum*, e nessuno sa perchè! Crogiolarsi nel senso di colpa e in cose fondamentali, quali il peccato.

Paura della morte con una preghiera in anni tardivi. Conversione in extremis, unzione finale ma non genitale o anale. Oppure lacerare la pelle praticando del sano autolesionismo da domenica mattina post-funzione, infilare l’ago, corrodere le narici, rollare con perizia. Leggere il futuro nei tarocchi, predizioni credibili per il futuro delle libertà del passato, aprire la scheda, prendere la matita, mettere la croce. Una volta o due, trenta, forse, ma con noia e stanchezza. Oppure stracciare le mappe bucate dal compasso aureo puntato sulla merce, stracciare tutto. Ricominciare. Democrazia spogliati se vuoi essere mia, inginocchiati se vuoi stare con me, liberati se vuoi essere viva, liberati di me e di ogni altro cittadino. Vivi nuda ed empirea, lontana da tutti, vivi!

Scompaiono le civiltà, esplodono le galassie, ma noi rimarremo. Se non noi, almeno le nostre scorie fossili, i nostri preservativi usati, i nostri crocifissi di plastica, le nostre costituzioni insozzate di merda, le carte d’identità di titanio – intatte ma illeggibili -, gli aghi nei parchi giochi dei bambini. Inquinate, qualcosa resterà di voi.

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