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Migliaia di ieri sepolti in petti aleatoriamente corazzati contro i campi minati

Proverai a scordare i giorni da ricordare e a ricordare i giorni da dimenticare. Non servirà a nulla e ti verrà da piangere, ma neanche quello servirà. Nulla serve quando sei servo dei tuoi errori, sbagli che conosci meglio di qualunque altra cosa e che non riesci a fare a meno di amare pazzamente, con trasporto religioso, masochistico e autoerotico. Dal cuore parte un’autostrada che va dritta all’inferno*, così sembra, ma è solo la città del paradiso* con il riscaldamento impazzito e tanto poi anche l’inferno gelerà* quando uscirai dall’albergo California* ripulito dalle tue dipendenze e dalle false apparenze. Mi è capitato ieri; capita sempre in un qualche ieri.

Tanti giorni che sono giorni come tanti – forse ne hai già sentito parlare altrove o forse sei solo stufo di trite assonanze – siamo tutti prigionieri qui e nessuno ci verrà a liberare, nessuna fine gloriosa dei giorni e nessun lieto fine da bravo sceneggiatore, manco un’escatologia all’ingrosso e, eccezionalmente solo per oggi, neanche una scatologia. Vorresti una nuova occasione solo per fallire di nuovo, la vorresti per coerenza e perseveranza, sono queste le soddisfazioni che si prendono i sociopatici che si nutrono del proprio ego. Quello che eri è ciò che sei e quello che dovresti essere è quello che probabilmente non sarai mai, insomma la solita lotta persa contro le ore, il consueto consumarsi nel consueto, come un Faust senza epica ma solo con drammi posticci. Ieri era solo una scusa.

Fuori c’è l’odore della pioggia e lì, da qualche parte, in mezzo al buio, puoi immaginare campi minati che sai esistere ma di cui non conosci la disposizione. Puoi farci un giro quando vuoi ben sapendo che potrebbero disintegrarti, devi solo decidere se ti interessa rimanere integro per poter conservare intatte le pagine del calendario e poterle riutilizzarle tra sette anni. Non ha molto senso visto che tra dieci anni sarai 20 anni più vecchio dei tuoi promettenti giorni di dieci anni fa e, in mezzo, da un bel po’, avrai smesso di contare tutti i magoni intermedi, tutte le persone che hai perduto e tutti gli orgogli che ti hanno esaltato e scorticato. Ciò che sei è uguale a ieri come il percorso delle lancette sul quadrante – oggi dopo ieri – , il ciclo delle stagioni, i corsi e ricorsi e tutti i giri idrofobici dei cani alla catena e delle fiere in cattività in gabbie troppo strette per il loro furore e la loro rabbia galeotta.

Sai cosa cerchi ma non sai perchè e ti trastulli riempiendo di significato ieri e svuotando di senso domani. Stranamente, oggi, sembra che ieri sia stato perfetto e domani farà schifo.

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