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Calligramma per pallottole di carta

12 ottobre 2011

Un’infatuazione, veloce e potente come una sberla che ti arriva addosso e ti tramortisce. Solo parole, ma stupende, per un’ora, per un mese.
Poi niente, abbandono.
Scende il silenzio e ogni sillaba appare uguale a un’altra, pallottole di carta, distruttrici e innocue, sparate dritte contro il cuore degli indifferenti, degli indaffarati, dei poveri di lessico.
Disarmato da bersagli impossibili.
Spezzare le ossa per succhiare nel profondo il midollo, il flusso vitale che scorre sotterraneo sotto il deserto e poi sputare inchiostro e veleno tra le righe che tanto non mi interessano e non ti interessano.
Che faccia tutto schifo. Un mondo neutro, che scompaia. Avvelenato.
(Fuori pagina aggiungi una nota sullo sconforto)
Lo porti in un angolo e lo fai piangere ma ti commuovi e lo salvi con una maschera bianca e senza volto in molteplicità perdute e diversità salinizzate. Scappi avanti per precederle ma sono sempre dietro te.
Di fianco. Dentro.
Se si possono cancellare allora saranno salve, a vuoto, colpi a salve per crescite insostenibili.
Uccidere gli inseguitori per rimanere primi, seguire il leader per accoltellarlo alle spalle.
Questa rabbia determinata che percola

fuori

dalla

carta

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  1. 21 gennaio 2012 alle 22:14
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