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Minimizzare, mimetizzare

Libero, finalmente, dalla paranoia che vibra elettrica nel tessuto profondo delle paure collettive. Meglio un futuro impossibile di un passato insopportabile per trovare un equilibrio tra ambizioni insostenibili e tutti i fallimenti in fila dei nostri non-eroi convinti che è meglio perdere per una causa giusta che vincere abbracciando la miseria umana. Un plurale devastatis per superare il dolore che molteplici bisogni individuali non ne fanno uno collettivo così come una percezione del dolore ampliato non rende uomini migliori. Giungere a una consapevolezza piana e lucida dei limiti (degli esseri umani) e della fine (che tutti ignoriamo) e così ritrovare la strada nella selva delle delusioni auto-inflitte. Riuscire di nuovo a guardare nel mucchio senza sentire affogare nell’orrore, riuscire a sostenere il peso della follia e della folla per non divenire insani nelle fole dei sogni assurdi e negli 84 incubi iperrealistici della psicologia delle masse.

Nel profondo, ma partendo da un’assoluta piattezza, bisogna lasciare qualcosa al dolore e qualcosa al ricordo quando un pensiero giunge con ritardo e insegue un sentimento e finisce storpiato in cattiva letteratura. Suona il de profundis per la fiducia che sarebbe meno assordante se si avesse la voglia – almeno una volta – di raccontare la verità senza veli, in fondo basterebbe solo essere una tacca più crudeli, basterebbe un solo minuto per sputare 60mg di veleni e spazzare via ogni residuo di umanità. Dietro il muro delle parole spesso non si nasconde nulla, un pavimento di false intenzioni, l’eloquio dello specchio che si spertica in lodi. Trionfa la strategia di un esercito di generali straccioni, analfabeti dell’enciclopedia grigia delle vittime. Il silenzio è l’unica forma di comunicazione che le società interconnesse (e i suoi soldatini/e web-nativi o post-nativi) sembrano disconoscere ma non a favore del vero, ma, unicamente, per ingannare le coscienze e i sentimenti in un marasma di noise.

Paranoico, finalmente, degli uomini liberi, la gente dice, afferma, fa e promette… ma cosa ti vuoi aspettare dalla gente, categoria alla quale anche tu appartieni, il che non depone molto a favore. Trionfa la leggerezza distribuita con sorriso di prammatica, congenito negli esseri-zavorra, indignati nel consumo e arrabbiati nelle garanzie. Ora che tutto è in vendita fa pena avere slanci di dignità e non sembra rimanere altro che la commiserazione: anche stanotte farà schifo, nessun corpo celeste incontrollato ci distruggerà, nessuna anima in caduta libera ci salverà. Ogni falso sorriso è un omicidio, ogni finto slancio è una coltellata, ogni parola lasciata all’incuria del pourparler avvelenerà i biberon dei vostri adorati bambini. Il tanto per dire è l’acido sui capolavori dell’arte creati nonostante gli uomini, stragi di cui si è persa la memoria, rimozioni collettive di bugie a fin di bene, cimiteri dimenticati per far giacere le promesse non mantenute di tutti gli ex innamorati. Questo molteplice e obeso interesse ubiquitario di tutti verso tutti ci sta strafogando di indifferenza.

Ma per fortuna a P**********n interessa solo sé stesso, e non importa se, forse, è un riflesso di un mondo da raccontare o da biasimare, non conta perchè conta solo un’orgia di mera masturbazione, un’autopsia unicamente ombelicale, una macelleria egotica, indegna ma non ipocrita. In tutti gli altri, nell’intero mondo!, solo opache smagliature di banalità, sfilza di falsità insipide, amenità artificiosamente polemiche, idiozie positive, apodissi vomitevoli, sentimenti rotocalcati, ipocrisie in ingorghi citazionisti e conformismi eroici per il proprio tornaconto. S*****i o*****i è lo stesso inutile, ma non è questo il punto che servire non è la finalità di ogni cosa; non dice nulla e fa bene; è mimetizzato nella confusione a cui non interessa nulla e a cui nessuno è interessato. Il senso di blaterare, privatamente, in luogo pubblico, ma non è questa la virgola.

Ho visto morti respirare. Va tutto bene, un bel respiro, un bel sorriso, una bella frase di auto-motivazione e sopravviveremo.

Indice di leggibilità: 46

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  1. 26 settembre 2011 alle 16:16

    Anche il satellite s’è guardato bene dal toccare questa terra. E comunque la parte sul De Profundis andrebbe posta in eco, nella speranza di un estremo assorbimento del concetto. Non si sa mai ci fosse un’improvvisa epidemia di consapevolezza (questa è oltre la letteratura del fantastico, lo so).

    • 26 settembre 2011 alle 21:06

      Dal profondo, in realtà dall’abisso perché le cose dipende come le guardi. Wikipedia dice “Il De profundis si recita in particolare nella liturgia dei defunti” e il cerchio si chiude alla fine del post. Se i morti raggiungessero la consapevolezza smetterebbero di respirare e di mimetizzarsi tra i vivi. Sarebbe un peccato. Sopra il popolo ci deve essere solo il pensiero unico e nessun altra malattia.

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