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Sospensione in nero per i non partecipanti

1 settembre 2011

Mask by Miroslav Hak, 1938

Qualcuno ci conceda la sospensione del giudizio, null’altro. Requie dalla nausea. Tregua dallo spossamento. Tuoni lontani su crepuscoli bassi, pioggia scrosciante come applausi ben spesi per l’abitudine di sforzarsi di essere domani uguali a ieri, per coerenza, per demenza. Scenda di nuovo un anatema sulla città mai vinta, sui sorrisi forzati e su ogni variegata lista nera e casuale di luoghi e di musiche, di libri e di cibi. Vedere il marcio e non percepirne il lezzo, non nascondere le orecchie alle cacofonie. Una quieta accettazione, un sorriso ebete con denti neri di carie. Drappi scuri su pianoforti a coda accarezzati da un esercito di gatti neri tutti chiamati Mort noire. Nessun turbamento perchè ogni rabbia sfuma in vaporosi beat di musica ambient, arredamenti mentali per uomini nuovi, ridenti e gonfi di etere in completi neri e accessori rigorosamente bianchi.

Se io sono vuoto e tu sei vuoto potremo trovare un punto di non contatto, potremmo ignorarci per assenza di attrito o potremmo mettere nero su bianco un patto di non belligeranza. Come maschere grottesche sospese in un teatro per rappresentazioni senza trama. Entrarvi, perchè non c’è null’altro, sedersi su poltrone nere, per stare comodi nel buio della sala, e non partecipare. Osservare la morte nera che strappa il velo della verità, orde fameliche che straziano cadaveri, madri eroiche che salvano i propri figli. Guardare e poi vedere, elaborare e non sentire, osservare e non provare nulla, senza nessuno sforzo, nessuna finzione. Non partecipiamo. Un nastro che contiene il silenzio, la parte non utilizzata della bobina, cellulosa vergine, nera come il cuore cavo dei nichilisti, che vengano bruciati tutti, che tutti i loro resti carbonizzati e i loro liquami neri vengano buttati negli orridi più profondi, che il vuoto li ingoi. Oblio eterno per dementi senza emozioni conditi dalle preghierine della sera scritte nel libro foderato da pelle nera e inciso di caratteri dorati, in formato tascabile per averlo sempre vicino anche nel caso non esistesse più lontano.

L’abbraccio materno del colore della notte ci culla con un’antigravità nera, antiemotiva e antivitale, una bolla nera di ripetizioni, 1-0, 1-0, 1-0. Pattern ridondanti che non danno più noia, una lucida e non catatonica a-tonicità, sinfonie piatte e minimaliste musicano neri encefalogramma piatti. Il diavolo veste di nero mentre aizza la rivolta e butta benzina sulla rabbia nera dei non manipolabili manipoli di giovani arrabbiati. I preti vestono nero per il lutto continuo per le verità non rivelate. Nere le divise dei corpi speciali che vanno a stanare le macchie nere delle divise nere dei nazisti. Neri i black bloc travestiti da servizi segreti deviati. Nero il Black Panther Party che voleva la rivoluzione nera nel nero cuore pulsante del capitale.  Film noir per anime candide, emozioni da copione su copioni colmi di emozioni per elaborate trame ideate da strame di professionisti degli studios, in fondo è quasi strano che la realtà appaia meno naturale che la finzione. Vogliamo prodotti che ci emozionino, come il brivido al casinò, come puntare sul nero e vedere la pallina rotolare senza fine tra la nostra adrenalina e il buco nero dell’intarsio rosso.

Una manciata di disgusto per tutti quelli che lo sanno apprezzare, per gli altri la soddisfazione morbosa di curiosare nel marcio potendo sfoggiare disprezzo e superiorità, solo un’altra forma di disgusto, solo più borghese. Un acquario per pesci esotici, nessun rumore, nessuna imperfezione. Fondali riprodotti in hi-tech, il nero dell’abisso che luccica tra quattro vetri. Movimenti senza suoni e senza attriti, pace comunicativa e sorrisi ampi. Saltuariamente può accadere di sentire la testa ronzare e gli occhi farsi neri, appannati da una cataratta fulminante, e i polmoni scurirsi, incatramati da una pervicace nicotinomania. Non stiamo giocando eppure riusciamo a collezionare un’espulsione. Nessuna reazione, nessuna vendetta. Ci sono sogni neri che nessuno conosce, visioni nere che non si possono confessare, veli neri per matrimoni mai consumati. Cani neri che vengono dall’inferno per vomitare profezie nere per ere luminose, vaticini oscuri che consumano le energie emotive perchè nera è l’anima del giglio albino.

Non esserci e comunque non avere nulla da dire, infiniti modi per declinare quello che tutti sembrano sapere. Sam suona sempre la stessa canzone che appare sempre diversa e sempre peggiore. Un gusto nero, un odore nero, un senso nero, nero, nero, nero, nero, nero, nero, nero

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  1. 7 novembre 2011 alle 21:56
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