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De splendor humanitatis in masturbatio simplex et quasi pulcherrima

Quasi ferragosto dell’anno 2011, così dicono, sulla base di un conteggio dubitabile. Agosto ferrato, agosto chiodato a cui arrendersi con scrittura automatica, trasformandosi in beat per accidia, mentre fuori la città è un macello in cui bipedi omnivori sono contemporaneamente cannibali carnefici e vittime sacrificate. Noi siamo ciò che mangiamo perché ci cibiamo del nostro stesso ego per diventare ciò che liberamente ci hanno imposto di sognare di divenire. Incubi replicabili in architetture sessuali per facilitare una fagocitosi masturbatoria, altari dell’io in cemento e vetro a far da teca al capolavoro che stiamo rifinendo, cesellando di bisturi ignote cellule mentre buffering … a mezzogiorno di un quasi onorabile mezzo agosto suonano le campane quasi a morto o, almeno, moribonde a 200bpm.

Quasi un caso quello che siamo qui e ora, arbitrario come i singoli eventi dei singoli quadrumani, come la serie di accadimenti che generano un filo di cause e un precipitato di effetti. Così è, ma così avrebbe potuto non essere. Allora possiamo opporci a questa scarsità di certezze (abbondando i certificatori) che obbliga a pontificare in modo definitorio su ogni aspetto delle relazioni e delle solitudini anche se, in fine, con l’acciaio e il silicio possiamo piegare il destino fino a quasi spezzarlo per poi descriverlo in un melodramma patinato. Il sole batte maligno su tutte le patologie delle pelli lucenti e brunite, le masse, per vocazione, si ammassano come macigni su qualunque modo alternativo di consumarsi meno grettamente. Locali sempre diversi come fiori dell’agave plurimi, multiscatto in teramegapixels, felicità in tempo reale subito pubblicabile e immediatamente condivisibile. Laicami e piaciami, ever and ever.

Quasi un dubbio, che farsene dei simboli se si può diventare eroi? Che farsene dei modelli se si può acquistare la metamorfosi in fotoritocco all’idrogeno? Quasi uno sciopero degli specchi, i miei eroi fluo contro i tuoi terroristi ignoranti perché è denigratorio mettere in discussione il nostro stile di vita, una bestemmia dettata dall’invidia per il migliore dei villaggi globali possibili, polvere alla polvere, merce alla merce. Battere e levare con una levità gotica in giorni da rotocalchi catodici e in questa agonia della carta. Su quel bianco splendore sempre più ignoto vengono vergati i numeri e le persone, le cifre delle esistenze, il maquillage della ricchezza delle nazioni e la lista delle mutazioni da covare per eternarsi in modelli di gusto medio. Il futuro è inutile fino a quando avrò almeno un domani programmato e replicabile e non importa che tutto crolli se io posso brillare e rimirarmi.

Quasi subito sarà natale e vi sono modi ben collaudati, raffinati quasi, per non disperdere il seme, ma anche il raziocinio, oltre il sensato dipanarsi dei solchi dei carri sulle antiche vie che portavano a esplorare il lontano oriente e che adesso non portano a niente, circuiti chiusi, rosa e circolari, per non sentirsi mai persi, satellitarmente guidati. Tanta fatica risparmiata, splende il sole sui mille e mille wattora delle vicinanze umane.

Indice di leggibilità: 46

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  1. Vania
    11 agosto 2011 alle 17:02

    …mi dispiace non ho letto il post…ma da qualche giorno avevo voglia di lasciarti un saluto.
    ciao Vania

  2. 14 agosto 2011 alle 11:56

    Vado già matta per questo stile ballardiano.
    Segnalibrizzato.

  3. 15 agosto 2011 alle 20:17

    Può darsi. Nei miei sei proprio accanto alla voce MonthlyInfo, la sua funzione è facilmente intuibile.

    • 16 agosto 2011 alle 09:02

      Lungimirante, avevo già vagamente intuito che la rete poteva essere anche utile e non solo sfogo per egomaniaci.

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