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Ninne nanne per apocalissi

Carlo Pettinau, Progetto di manciata di coriandoli per terra

Ogni volta crediamo allo stesso inganno. Credi che basti un post per la rabbia, l’ultimo, e un altro post per l’odio, quello definitivo. Ma non basta mai, nulla è finale salvo la fine. Giuro sarò più buono, giuro sarò più umano… questi i buoni intendimenti odierni, falsi come peccati mortali, disonesti come le promesse in odor di santità. Perchè quando hai tutto cominci a comprendere di non avere più nulla, d’improvviso tutti i singoli pezzi – prima mancanti e ora ricomposti – tanto preziosi quando mancavano, si sono scoperti privi di valore nel quadro completo. Un obiettivo dopo l’altro, conquista dopo conquista, massacro dopo massacro, solo un gioco, a volte lieto a volte debosciato.

Capita di sbagliarsi e semplicemente capire di non voler essere quello che si è e di voler cancellare tutto ciò che si è stati. Succede, ma non importa, solo una fine, una tra le tante, un dettaglio nel grande quadro universale, arte informale per intenditori. Un rogo della propria storia per poi suicidare la propria identità dominante, aprirsi all’epifania e riscoprire la confusione. Un dolcissimo canto rassegnato, lo spigolo spezzato del grande disegno divino. Tutto muore, ma non importa, ogni cosa deperisce, ma non mi stupisce, è solo uno straripamento di silenzi, normale progressione di eventi, uno sbilenco pestare i tasti dell’armonia mentre si sceglie di cancellare la mappa dell’universo conosciuto. E non rimarrà nessun ricordo mentre darai inizio all’escalation finale. E non proverai alcun sentimento mentre fisserai il timer perchè, di colpo, avrai la freddezza del killer accompagnata dalla pace dello stilita, un senso di forza ferma e imperturbabile di chi maneggia l’ineluttabile.

Nessuna lotta, appunto, quando giunge il momento della battaglia e della resa come suo possibile epilogo. Una resa sul campo perchè l’abbandono non è un rifugio, non è dolce oblio di amori e odi non consumati. Un giorno andremo in Messico o almeno cominceremo a sognarlo. Pa(r)tiremo da lì per salvare il mondo. Prima del volo riempiremo la valigia di tutte le nostre paure fino a farla strabordare. Lasceremo tutto alle spalle, tutte le certezze e i diari rimarranno in un cassetto in balia delle tarme dentro una casa data alle fiamme. Un volo intercontinentale farà esplodere il continente di partenza, senza accontentarsi di non far crescere l’erba, ma l’intera terra. Partiremo per salvare un mondo insalvabile, partiremo da un luogo di rivoluzioni continue – tutte fallite –  e di infinite ribellioni future – tutte fallende – , il cuore sacro dell’evoluzione eroica e perdente. L’azteca terra sacra incastonata tra il sogno e l’incubo. Saremo le anonime comparse che moriranno alla prima scena, saremo gli sconosciuti che neanche mai vedranno l’eroe nazionale. Ma sfioreremo. Un altro senso, un’altra storia.

L’ultima sigaretta qualche minuto prima dell’armageddon, cataste di animali sacrificali bruceranno alti mentre soffieremo il fumo contro il cielo, aspettando di vederlo crepare e intuirne grossi pezzi in caduta sopra le nostre teste. Quando abbracceremo la fine saremo lieti, amoreggeremo con guerra, canteremo con pestilenza, brinderemo con carestia, accoglieremo la morte. Non farà male e sussurreremo: buona notte ozono scarnificato, dolci sogni radiazioni cancerogene, fate la ninna api estinte.

Indice di leggibilità: 53

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  1. 3 agosto 2011 alle 12:22

    NOOOOOOOOOOO
    ritadesce er miele !!!!

    • 3 agosto 2011 alle 17:37

      Amara è la fine o, a scelta, si finisce perchè arrivati all’amaro.

  2. 3 agosto 2011 alle 19:01

    il tintinnio dei bicchieri che brindano si sente già da un pò, rimane la rabbia nel vedere il calice che non la finisce di svuotarsi. Una fine a piccoli sorsi.

    • 4 agosto 2011 alle 07:50

      Bisogna solo imparare a gustarli lentamente e saziarsi del sopore – dolce e stodente – della fase pre-sonno.

  3. 3 agosto 2011 alle 21:59

    (bizzarra associazione di idee)

  4. 4 agosto 2011 alle 10:02

    Il gusto resta a chi non ha palato, la nausea è imperante. Bisognerebbe leggere Sartre.

    • 4 agosto 2011 alle 15:28

      Io ho già dato. Aspetto che venga adottato come libro di testo in tutte le scuole del regno.

  1. 5 novembre 2011 alle 21:47

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