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Spingere quando bisogna tirare

Ecco un giorno di paga per i perdenti del mondo, un evento che si ripeterà fino a quando non si esauriranno i nostri bisogni chimerici. Questo disperarsi in desideri atlantidei è il portato della volontà del tutto che collassa contro il potere del nulla, discenti di una discesa nella latitudine dei sensi. Come popoli dai sentimenti stanziali in ere nomadi, genti sparute che inseguono le stelle vespertine, sbiadite nei chiarori di confini sempre più remoti.

Coloro i quali hanno potuto, hanno abbattuto il linguaggio dei padri per adottare poveri singulti in grado di esprimere concetti gutturali, deserti di cuori silenti. Affrontare i richiami spettrali nelle riflessioni mute, ricalcolando l’astio, ricomputando l’orgoglio, ricalibrando l’odio.  Dopo tutto si rimane vulnerabili anche dopo frizioni abissali e dopo alternanze manichee, dopo tutto si è ancora vivi fino a che non si è felici.

Stormi in marce aeree, la strada tracciata dalla sopravvivenza che non incontra il bene e il male. Una migrazione dopo ogni fallimento, un’estinzione dopo ogni tentativo, alternando conquista e paura, abominio e speranza. L’abbattimento dell’ultimo albero come la tetragona presa di posizione, l’ultima parola, la mano sulla fune che chiude il sipario: ecco le geografie di lontananze programmate, di immersioni nebulose e di apnee epocali.

Le braccia risolute che abbattono l’ultimo albero, l’ampio petto offerto al sacrificio, l’eroico sdegnoso rifiuto prima dell’affondamento e lo strappare la benda di fronte al plotone. Questione di attimi o di versi di poeti nazionali che emergono dal profondo per riversarsi sulle fragili superfici corporee degli sconfitti. Gli appartenenti alle specie estinte, i dimenticati dalle enciclopedie naturalistiche. I sommersi con le loro utopie cancellate, fautori di storie che non avranno cantori, narrazioni senza finale. Nebule di leggende di genti delle terre alte che continuano a spingere quando si dovrebbe tirare.

Indice di leggibilità: 47

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  1. 18 luglio 2011 alle 13:07

    Sai che non ho capito di cosa parli ? Mi sarò rincitrullito…

    • 19 luglio 2011 alle 18:14

      Di solito mi stupisco quando qualcuno capisce… comunque si parla di estinzione in senso proprio e traslato.

  2. 19 luglio 2011 alle 09:24

    prima la piramide di maslow, ora l’iceberg mentale… non ne uscirò più. Misurarsi con certe riflessioni può anche far male, ma ne esce del bene (questa è un’affermazione indigesta, lo sento).
    Hola.

    • 19 luglio 2011 alle 18:18

      Alla fine tutti i manufatti mentali tornano utili (almeno nel caso ci sarà il tempo per chiedersi i motivi della [ogni] fine). Per il resto, ovviamente, dissento, ma magari ne esce un asserzione…

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