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Le volute infettive del coro

Anathema - Falling deeper (Coming 5th september 2011)

Ci sono un mucchio di cose che gente sconosciuta continua a ripetere. Questo coro anonimo è convincente. Tutto quello che dice è falso. Cose come Venezia è la città più romantica del mondo. Cose come i soldi non fanno la felicità. Cose come …sì però il buco dell’ozono. Cose come il sole fa bene. Tutto falso, errato, subdolo. Cose come mai dire mai. Mai dire mai, non devi mai dire mai, mai, mai, mai. Devi dire sempre mai. Questo brusio ubiquitario ci accompagna come un cane malandato affezionato al padrone di sempre. Non si sa bene, deve esserci una gioia sotterranea che genera endorfine ogni qual volta si adottano stereotipi, automatismi di pensiero. Le uniche vere forme evolute di sopravvivenza, di consolazione, di persuasione e di conforto. Un super parassita, un batterio che lotta per la sopravvivenza. Un lieto tepore come quando ci si addormenta per ore sotto il sole.

Se vuoi credere, puoi credere. Se vuoi parlare, troverai qualcosa da dire. E altre storie così. Tutte false. Cose come volere è potere. Detti come i figli ti riempiono la vita. Esseri umani – calzati e vestiti – che contano gli anni che mancano per andare in pensione. La gente che la domenica prende il largo sulla sua barchetta, ma una cosa piccola, un nulla di che. Per poi fa una puntatina al casinò e magari sedersi sul lungomare, e magari la grigliata a ferragosto, e magari il drink esotico che bevono tutti. Siamo tutti unici, puoi rendere straordinaria la tua vita, la vita è una cosa meravigliosa, un cumulo di menzogne, un complotto maggioritario.

Un percorso sghembo che nutre illusioni per far crescere speranze. Il parassita e il suo ospite, o viceversa. Queste file di lamiera nelle autostrade della gente che prende il treno, che aspetta il ritardo nelle stazioni, che beve birra scadente nei bar periferici, beve birra costosa ai concerti, beve birra amara ai baracchini sulla spiaggia, beve birra annacquata allo stadio. Che coltiva hobby feroci e look trasgressivi e poi scatta le foto con il suo splendente smartphone, il più trendy in assoluto. Persone che si rendono uniche con tatuaggi scelti da catalogo e poi disegnati male. Eserciti di impreparati, ineducati, inebriati. Di persone mai adeguate alla situazione perché nessuna situazione è adeguata loro, di personaggi inventati dalla mente sadica di scrittori eroinomani e poi infilati in un contesto storico sballato o in un contenitore sociale delirante.

Questa è la storia anonima di gente che parla all’unisono, di essere umani che sono massivamente disperati e di altri che si sentono coralmente di-sperati. Di persone che non pensano mai all’etimo di quella parola e, pur tristi, coltivano progetti migliorativi per la propria vita. Gente che dice sono depresso e poi mangia, dorme e prenota le ferie. Di persone senza nulla che fischiettano sorridendo e ti chiedono cinquanta centesimi o a quarter. Di una borsa da donna esposta in vetrina a 19.000 euro. Di marginali che battono tutti i regionali veloci lasciando i bigliettini ho tre figli e ho fame. Questa è la narrazione di un sistema fatto di bisogni più che di soddisfazioni. Di migliaia di falliti che scivolano sulle pareti lucide della piramide di Maslow e, per tutta la vita, questo nome non lo conosceranno mai senza poter creare una teoria sulle loro pratiche di infelicità, poverini.

Poi ci sono le epidemie. Cose come la sifilide o il vaiolo. Bisognerebbe mettersi dalla parte dei batteri talvolta, mettersi nei loro panni e cercare empatia per il loro modus vivendi. Apprezzare il lifestyle dell’ebola, parteggiare per la sopravvivenza dei platelminti. Comprendere la logica della tripanosomiasi africana umana. Cose come sono tutte creature di dIo. Cose come lo spettacolo della natura non ha eguali. Cose come la frase bisognerebbe tornare a una vita più semplice pubblicata sul tuo blog tramite il cellulare.

Cose come tutto passa. Cose come ciò che non ti uccide ti rende più forte. Cose come l’importante è la salute. Falsità come tante altre, parole da masticare come cibo. Intervalli di silenzio da riempire tra un boccone e un altro. In mezzo altre cose, altri appunti mentali fermati nel caos cognitivo: l’illusione che un messaggio di spam sia vero, dei sogni interrotti da messaggi promozionali, appunti di voglie appassite, implosioni di esistenza, tempo che passa. Qui, di nuovo, nulla di nuovo, forse solo rafforzato – cose come presto è di nuovo NaTale – senza aspettare niente e senza volere nulla. Cose come it’s all the fucking same, su per giù.

Indice di leggibilità: 63

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  1. 7 luglio 2011 alle 14:20

    Bisognerebbe avere più fede (no!), ne vendono anche ai concerti.

  2. 12 luglio 2011 alle 12:54

    una persona l’altro giorno, mentre ipotizzavo mentalmente una pandemia ed esprimevo la mia sfiducia verso il genere umano, mi ha detto: ‘punta al singolo’. Così.
    E’ che in quel momento mi ha davvero disorientata.

    • 12 luglio 2011 alle 14:36

      Io non ho nulla contro il genere umano solo che mi sento di solidarizzare con i batteri infettivi.

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