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Allestimento permanente di malanimo e solitudine – Parte 3: una comoda sconfitta

Rassegnarsi alla definitiva incomprensione di chi legge accompagnata dalla radicale convinzione che nulla deve limitarla. Tanto è inutile, sforzi sprecati per egoismi che si bilanciano, per disinteresse che si corrobora. Il disgusto per le scorciatoie, per le didascalie, la nausea per percorsi di accompagnamento per entità insostenibili. L’incapacità di gestire la solitudine non renderà felici ma semplicemente vacui. Se non ci fosse lo Spettacolo qui si gronderebbe disperazione da ogni poro, esattamente come il sangue dal capitale. I sommersi dalla devianza possono affogare nei loro deliri, nei verbali gonfi di rancore e paranoia, senza uscita, senza entrata. Stato di frustrazione continuo, delirio permanente, flusso inutile che non ha inizio e non ha fine, nessun obiettivo, nessuna articolazione di senso. Una fine che è solo un nuovo inizio per una nuova fine, vittime dell’incapacità di uscire al di fuori da logiche causa/effetto, succubi della ripetizione di schemi punitivi.

Quanta delusione, quanto deprimente inganno in ogni speranza riaffiorata, un sentimento frustrante che non si riesce a debellare e che genera scompensi e orridi mentali. La truffa gigantesca dell’attesa e del valore in sé, i giri di lancette ossessivi per verificare di continuo il proprio mutamento, l’impercettibile restare saldi a questioni di principio mentre è in corso lo smottamento di ogni certezza. Ovunque attentati gentili per acuire l’aliena cattiveria, l’orgoglioso slancio a difesa dei relitti di coscienza, l’accorata requisitoria contro il male del mondo e l’intima e svogliata dichiarazione di incapacità, impotenza e umiliazione dettata da un rampante modello di relazioni da conquista in un orizzonte che invece è solo sconfitta.

È nel problema stesso che va declinandosi l’impossibilità di soluzione, nella solitudine necessaria si radica l’impossibilità di uscita e nell’estremo porsi in un vicolo cieco alligna la naturale sensazione di esserne intrappolato. A ognuno le sue scelte, un quanto consapevoli, un quanto necessitate, con l’unico elemento di disturbo dettato dalla forza di sostenerle senza finirne annichiliti. Percorsi per portare alle estreme conseguenze i pensieri, per oltrepassare la congenita inutilità delle cantilene delle parole. Dal non letto al non compreso, dal non di interesse al non sconosciuto. Ogni volta di spirale scopre un differente orizzonte riempito dello stesso identico vuoto.

Rimanga questa sconfitta comoda, orgogliosa e inutile, dannosa e distortamente gloriosa. Rimangano distanze insolcabili. Si cristallizzi il concetto che tanta fatica non nasconde nulla, niente da scoprire, nessun tesoro sotto la ics, nessuna profondità sotto l’apparenza. Vacuità incommensurabile, profondità oceaniche di banalità. Un insondabile mediocrità, dichiarata senza nessuna furbizia. Quindi incamminarsi nella zona morta dello spreco di esistenza, del rammarico uggioso, dell’astio generalizzato. Qualcosa da abbandonare, da dimenticarsi nell’offuscamento del vetro che fa anche da specchio. Non c’è uscita per quanto ci si sforzi di inventarla. E non c’è surrogato all’aria e nessun succedaneo al tempo che passa. Nulla da cui difendersi, nulla da cui scappare, nulla da annoverare. Nessuna ricerca di empatia, nessuna deferenza richiesta, nessuna possibile comunanza. Un contagio impossibile per untori autoimmuni.

Indice di leggibilità: 48

Parte 1: l’insistenza

Parte 2: lacerato

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Categorie:obliquità Tag:
  1. 1 giugno 2011 alle 01:35

    “L’incapacità di gestire la solitudine non renderà felici ma semplicemente vacui”:
    Sì.

    biblioceca.ilcannocchiale.it

  1. 24 maggio 2011 alle 16:47
  2. 24 maggio 2011 alle 16:48

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