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La geografia anonima degli accerchiati

“Come le furie, verranno come le furie, nascosti nel buio, senza far rumore e senza provare pietà. Noi li attenderemo silenti. Osceni nella nostra paura e lividi di crudeltà”.

Un urlo senza fine, colmo di accenti selvatici, che richiama i commilitoni. La saturazione della coscienza con i riverberi luminescenti dell’odio che illuminano più dell’alba quando finalmente le sentinelle ottengono il cambio della guardia.  Quando tutto è perduto, quando sessanta secondi sono incoerenti, quando le persone pensano di capire. Meglio lasciar perdere e ognuno rimanga nel suo abisso e qualcuno sui vertici. Noi sulle mura, gli altri lì sotto. Per adesso, per oggi e poi si vedrà. Un’altra notte è passata. Le notti di chi smonta dalla guardia contro l’assedio permanente, i nervi scorticati dal nemico sempre presente, sentendo l’alito mortale aleggiare nel cuore del buio. I più fortunati impazziscono prima della primavera, piegati dal sonno interrotto e minati dalla paura. Con il terrore di addormentarsi quando devono vigilare e con l’angoscia che impedisce di dormire quando si potrebbe riposare.

I bambini giocano alla pace nel cortile circondato dal conflitto, i giovinetti, pittati con scarabocchi che imitano i colori della violenza, si divertono a fare domande ai i soldati liberati dall’obbligo di scrutare l’orizzonte, uomini che hanno perso le parole consumati dall’inedia e dalla frustrazione dell’attesa del macello. Lì fuori i mercenari senza sentimenti, è certo che da qualche parte, tra il mare e l’inferno, si nascondono gli assassini della guardia scelta e prima o poi arriveranno e con il terrore porranno fine alle nostre paure. Per i bimbi questa guerra sembra solo un gioco grandioso, un brivido eccitante a cui vorrebbero partecipare. Ma qui vi è il pericolo e il sangue, il disonore e la viltà. Qui è la vergogna di essere guerrieri, indipendentemente dalla bandiera che sventoliamo. Che importa per quale padrone uccidi? Un morto è un morto, il sangue è sangue, l’odio è aria.

Giungerà un’orda ferina per completare una guerra invisibile, chi urla di più vincerà il terreno di battaglia mentre chi tace perderà nei secoli. Ci sarà un alba in cui tutti i combattenti saranno morti e non sarà più necessario ricostruire la loro storia, i tratti, i sentimenti. Sui lori epitaffi scriveremo solo “ha combattuto”. Un’altra causa sarà perduta, un’altra vinta. Cose da adulti.

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