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Smacchiatori per chiazze umane

Andres Serrano

La tovaglia è bianca più bianca ma, ohibò!, a vederla bene è macchiata. Caspita una terribile macchia di vino. Negli spot le macchie che vedete non sono vere c’è un apposita figura, un essere umano che così si guadagna da vivere, una persona stipendiata che le crea ad arte secondo certe misure, con simmetria e colori precisi. Le rende più presentabili, meno macchie ma ancora macchie. Sporche ma non schifose. Preoccupanti ma non tragiche. Perché le macchie sono cose brutte, come la carie, il bau bau, il comunismo, la vecchiaia, la malattia e la guerra e quindi vanno mostrate con una certa cautela. Per il bene comune, per il buon gusto che ci contraddistingue, per alti valori morali e per non far calare le vendite. Purtroppo vanno esibite, se ne vorrebbe farne a meno – tutti noi vorremmo un mondo senza macchie – ma frotte di preparatissimi scienziati hanno dimostrato che per vendere un detersivo è necessario fare notare la fastidiosa esistenza dei nemici – brr – dell’igiene.

Quella macchia non troppo sporca è la vostra vita, quella screziatura artificiale, diluita, zuccherata è il vostro racconto edulcorato. Siete solo l’eufemismo a cui fate finta di credere. Con certezza preferite un paradiso falso a un inferno certo. La vostra storia non è finita ma è solo in un momento di riflessione. Certo c’è vita dopo la morte. Chiaramente è possibile che un essere onnipotente conviva con il male. Quei dolori si giustificano con gli anni. Il cinismo va diluito in anni di ingiustizie. I capelli non sono poi cosi radi. A certe richieste di favore non si può proprio dire di no. E non è che si possa fare qualcosa per raddrizzare il mondo. Tanto quelli lì sono tutti uguali e si sa come vanno le cose.

Quel senso di inutilità che minimizzi o forse quel vago sentire che non ci sia un senso. La nausea camuffata da stanchezza o forse la cattiveria venduta per autodifesa. La tintura, l’elemosina, le rate per la vacanza da “una volta nelle vita”. Quei sogni prosciugatesi nei cassetti o i principi ammorbiditi nel bisogno. La vitalità inseguita nella carne. La pienezza raggiunta nell’accumulazione, la realizzazione nel consumo. Quei sonniferi, gli ansiolitici, il superalcolico serale. Il sopore davanti alla tv perché la sera si è stanchi. Quegli splendidi ricordi, “ci siamo lasciati da persone civili”. Quei pareggi. Quelle mezze verità. Quelle mezze bugie. L’agenda piena e la mancanza di tempo per leggere. I bilanci rinviati, la chirurgia estetica, la cilindrata espansa.

E questo blog non è poi, in fondo, inutile.

Stay clean.

Indice di leggibilità: 66

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  1. 10 maggio 2011 alle 11:54

    Una perfezione che non vuole dare spazio all’anima.

    ‘La società preconsumistica aveva bisogno di uomini forti, e dunque casti. La società consumistica ha invece bisogno di uomini deboli, e perciò lussuriosi.’
    Pasolini

  2. 10 maggio 2011 alle 17:16

    Il motore dell’economia e quindi del potere è nella generazione di bisogni. Quindi mancanze. Quindi infelicità. L’anima è solo un intralcio come la colpa e la vergogna. Le assoluzioni massive sembrano consolare eppure ci si trova divorati dalla disperazione. La fuga è continua ma, in realtà non c’è modo di scappare. Una libido espansa come parte del PIL genera un insoddisfazione crescente.
    Ma queste considerazioni non sono un problema, basta cancellarle. In alto i cuori degli uomini speranzosi: non esiste lo sporco impossibile!

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