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Esilio ex post

Venne un evo di esilio dopo che l’indignazione aveva consumato completamente la sostanza umana. Un rifugio a parte dove covare pensieri laterali, meno degni, certo, ma capaci di allontanare la rottura completa anche se salvarsi avrebbe potuto considerarsi riprovevole. Qualcun altro è il paese reale, qui, dietro le mura, della realtà è solo delirio. Un modo falso per sentirsi intatti ma un modo vero per percepirsi spaesati, derubati dalla patria, spogliati di/da una comunità di riferimento.

Un buon ritiro, anzi ottimo, lontananze consuete dove pare di impazzire perché si confonde la necessità con la volontà.  Un deliquio di sensi con cui riempire desolati manieri gotici, stanze folli da riempire con nenie amorose di odio. Coordinate per eliminare il dolore, sopprimere l’esigenza di attraversare una strada stretta ma con fronte alta, senza la saggezza di misurare i passi con lo sguardo per sfuggire ai baratri.

Una condanna lieve a questo oblio digitale con cui buttare il sale su questa distesa di parole vuote. Spargere il sangue per una cartella con il solo fine della rincorsa alla celebrazione del numero. Una morte soffice in una agonia di lettere, un pendio inane da affrontare con lo sconforto della vanità degli sconfitti. Una replica sbiadita di fasti perduti in lotte consunte di guerrieri umiliati. Stolti ricordi dannati eternamente nel requiem dell’attualità per cui non rimane che aggrapparsi a un passato proibito e all’utopia di una solitudine senza indifferenza.

Il mesto spettacolo di pretese prive di significato che vanno a spegnersi in continue verifiche di finalità che devono essere ancora comprese, con dannazione, dissolvimento e distruzione: una meccanica di dissipazione dell’interiorità più forte di ogni meccanismo di auto protezione, più potente di qualunque inganno di auto conforto. I confini di quello che comunemente si vuole udire, forse perché non ha senso enunciarlo, un qualcosa che esiste solo nella mania inguaribile della fazione della rinuncia e nel deprecabile manipolo della vergogna.

Indice di leggibilità: 48

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  1. vania
    23 aprile 2011 alle 16:04

    Ciao Marco…auguri…non è un rito…ma auguri…. anche se in velocità.
    Vania

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