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Manco un anonimo malato di niente

1La parola niente è già di per sé un qualcosa che nega il suo concetto santo2 divenendo un qualcosa, un foglio bianco3 che si riempe, un pensiero che prende forma4. Ci stiamo5 uccidendo come killer6 auto assoldati, soldati di guerre7 concluse da anni. Va tutto bene, salvo il vaticinio di disastri imminenti8, pensieri omicidi che si annidano in strane fughe di consapevolezza solo al fine di seminare un futuro dissidio9. Cellule dormienti10 in attesa di rivoluzioni suicide.

Stranieri11 che hanno perso il nome12 e poi il viso, stranieri in terra estranea13 come alieni14 in una patria15 mal voluta. Ecco l’esercito degli anonimi16 che marcia verso il martirio dell’esposizione, per condividere un’identità ormai dimenticata negli arzigogoli di mille diffidenze17. Germi18 che imparano a costruirsi maschere19 per confondere i loro giustizieri. Condanna certa perché nessuno vuole neanche pensare di mettersi nei panni di un virus impegnato in una strenua lotta per la sopravvivenza (ma i parassiti non sono creature di dIO?20). Il male in forme presenti ma non fisiche, progetti interiori per consumarsi senza avere nulla21. Nessuna affezione, né infezione, né obiezione. Si può confondere la mente con il niente22, essere esausti per un nulla apparente.

L’umiliazione23 di una fisiologia non carente, in cerca di una patologia che spieghi la malinconia e invece “Cos’hai? Non ho niente24”. Nulla, eppure non ti senti bene anche se il tuo niente non ti consente di star male, ammalato di niente25. Quindi uno status valutato come niente come se il niente non fosse nulla, come se non potesse divorarti e consegnarti a mani legate alla maniacalità. La dannazione26 di una patologia che non ha nome27, un anonimo visitatore che conosce la propria cura solo come esistenza velata.

Deve esserci un bene che è solo rimozione, un bendaggio curativo da un’ipocondria più che sensata28 mentre un mostro cresce nelle tenebre, nascosto dalla luce artificiale. Non si può avere nulla se non a costo di vedersi rinfacciate le vere tragedie, il sangue, il pus, gli organi divelti29. Tutto il resto è niente e niente male non fa30. Talmente sano da essere inadeguato al proprio sentire, talmente insano che bisognerebbe smettere di mentire, quel niente è un tutto, un intero peso etereo che non ha cura e perciò è inutile chiedere di essere curato31, non si ha niente perché si ha tutto, non si ha fuga perché non si hanno inseguitori.

Tutti gli immuni lasciano indietro il nome perché non hanno mai avuto una personalità da dare in pasto alla condivisione o solo perché il niente non si può nominare ma solo definire32.

Indice di leggibilità: 52

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1Realizzo, per la prima e ultima volta, l’esperimento di dare qualche input sul post. Giusto per provare a ricostruire parte dei flussi mentali dietro lo scritto.

2Riferimento al Santo niente, ottimo e poco conosciuto gruppo del rock indipendente italiano. Se tutto può essere santo, dalla pace agli amici di Pinochet, perché fare un torto al niente che non si può accusare di nulla?

3Riferimento alla nota sindrome il cui superamento porta dalla stato di niente a quello di creazione. Mimesi divina che è invece la cosa più umana esistente, talmente umana che è alla basa anche della creazione del divino.

4Un ossimoro ormai trito ma qui si gioca anche sull’ambiguità del significato di forma in linguistica.

5Pluralizzazione detestabile (v. Umberto Eco) ma per qualcuno quasi inevitabile.

6Connessione mentale a Disarm degli Smashing Pumpkins.

7Non sfugga che si fa intravedere l’alternativa di una malattia a un’altra malattia.

8Pare sorgere, senza motivo, la necessità di accennare al mito di Cassandra.

9Riferimento alla teoria freudiana dell’inconscio.

10Voluta ambiguità tra corpo umano e corpo sociale.

11Dalle parti del romanzo di Camus, chiaramente. Persone che vagano sul confine della normalità deviandone, ma il confine è così labile da lasciare dubbi infiniti.

12Ulisse, Nessuno o qualcun altro…

13È un gioco di parole che mischia People are strange dei Doors e il Passato è una terra straniera di Carofiglio. La confusione del concetto di estraneità e quello di essere straniero mi pareva rafforzare il concetto di instabilità rappresentato.

14Più che la fantascienza qui entrano reminiscenze marxiste.

15Se non si ha nome, non si ha padre e quindi non si ha patria. Se si vuole essere senza nome bisogna necessariamente rinunciare alla patria.

16Come spesso accade a questo blog, entra non preannunciato il secondo tema portante che va a intrecciarsi al primo, in parallelismo. Il niente del sentire viene accostato a ogni scelta di anonimato, primariamente sul web.

17Tempi di isteria collettiva tra deliri di privacy e completa e volontaria perdita di qualunque intimità.

18Riecheggiano gli Afterhours che danno il La a una metafora multipla con prosopopea.

19I leitmotiv tornano e ritornano anche se non si vuole.

20Una breve polemica, giusto per gradire.

21Penso che le giovanili letture di Svevo si facciano sentire.

22Nasce dall’assonanza malati di mente/malati di niente che forse nasconde altro oltre il suono.

23Riferimento a Humilation street dei Turbonegro quasi a voler insinuare, sempre in tema psicanalitico, una qualche connessione con repressioni di tipo sessuale.

24Omaggio a Vieni via con me di Saviano e alla citazione ivi contenuta di Eduardo De Filippo, qui il contesto è diverso ma fungibile.

25Descrive bene l’ipocondria ma qui il concetto è ampliato e visto in opposta prospettiva.

26A consuntivo si nota un ripetersi di lessico para-religioso come se il concetto di niente non potesse non legarsi a certe tematiche.

27Qui vanno a riunirsi la malattia del niente con l’anonimato.

28Qui riecheggia la lettura di Camon, La malattia chiamata uomo e qualcosa del concetto “guarire dalla cura”.

29Un’applicazione rigorosa dell’ubi maior minor cessat dovrebbe far calare il silenzio sull’intero mondo occidentale.

30Omaggio a Tutto fa un po’ male degli Afterhours (di nuovo).

31Riferimento a Curami dei CCCP Fedeli alla linea.

32Riferimento a Eugenio Montale, Non chiederci la parola.

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