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Lascia scomparire ogni caso

Un secondo. Tanto ci vuole. Un respiro per scatenare una guerra di dolore dove si perde come regola. Alienandosi e struggendosi come se ci fosse dell’altro che invece non c’è, non c’è nulla. Un’alternativa come un’altra, una possibilità da contemplare per compiere serenamente una scelta indifferente. L’epilogo di un prologo che ha consumato gli anni migliori, un tempo fiero e veloce fatto di anni immobili e di ore irrefrenabili, di tumulti nel cuore e immobilismo delle parole. Di gente che viene e che va. Di persone che erano importanti e non lo sono più essendo state scelte dal caso per tracollare dall’intimità alla distanza.

Le pietre cadono tutte nello stesso modo mentre gli uomini cadono ognuno in modo diverso, interi o a pezzi, umiliati o dignitosi. Spezzati o integri. Mentre ogni cosa rovina, si deteriora, si consuma, finisce. Un ciclo vitale che assume le forme di prova di estinzione come una mappa da cui imparare come lasciare scomparire ogni cosa, ogni caso, ogni persona. Un paradigma disumano per sancire una drastica semantica di non appartenenza, per riuscire a rassegnarsi alla differenza, alla mancanza di risposte da opporre alla banalità. Un incomprensione che salva ma uccide.

A parte il cadere vi è il cadere a parte in quel giorno in cui capisci che ti senti migliore, e in quello dopo in cui ti convinci che sei migliore e nell’ultimo giorno in cui comprendi che non esiste un punto di riferimento per il paragone ma solo un’estesa moria di ragione. Non rimane che mettersi alla ricerca della discarica dei concetti mai espressi recintati da tutti quei dignitosissimi silenzi che ti dipingono noioso. Nulla da dire e nessuno a cui dirlo. Nessun interesse a dirlo, nessuno interessato a sentirlo.

Perché dovrebbe essere interessante?

Indice di leggibilità: 57


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  1. 10 aprile 2011 alle 17:44

    la solitudine più profonda dell’Uomo (si, l’ho scritto con la U maiuscola).
    Sulla domanda finale.. non esiste risposta per me, quel che ‘è’ non ha bisogno di aggettivi che lo adulano o denigrino.

  2. 11 aprile 2011 alle 07:11

    La solitudine più profonda degli uomini è cercare l’Uomo. Smettere di cercarlo è una voragine che trascina dentro ogni caso attorno a coloro i quali aprono quell’abisso.

  3. 11 aprile 2011 alle 11:16

    Chissà il video… -:)

    • 11 aprile 2011 alle 11:46

      La canzone è Empty Glass dei Thursday, U-tubo permettendo.

  4. 12 aprile 2011 alle 11:40

    L’ho letto e riletto, ma.. mi sa che mi sono persa.
    “..dentro ogni caso attorno a coloro i quali aprono..” 😦 aiuto

    • 12 aprile 2011 alle 17:42

      Detto altrimenti: vicino a una voragine (anche se non l’hai scavata tu) rischi di cadere.

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