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Hai finito o sei finito? Festeggiamo!

 

Foto: Sabasan

Guarda che scompiglio, una fine che si presenta festosa. Abiti tirati e trucco che cola. Siamo tutti gioiosi, sorridiamo, ognuno ha la sua parte. Perché non ballare? Abbracci di Giuda, sangue coatto, alcool di difesa. Vieni qua e facci una foto! Sorridi, no spostati o riesci a fare le due cose contemporaneamente? La parola ai graduati, piccole note di stima sincera, ogni volta sincera e sentita.

 

Felici ci mettiamo a ferro di cavallo, volti mesti e vagamente appassiti, rassegnati alla gioia, per essere pronti ad applaudire – manco fosse un funerale di qualche tipo famoso – lacrime di commozione preannunciate da giorni mentre vorremmo che la nostra sorpresa non ci prenda alle spalle con strane manovre fedifraghe. Silenzio che parte il discorso, che non mi sono preparato nulla ma tutti dicono discorso, discorso, discorso. Ma fai girare il pezzo di carta spiritoso e metti la firma sul bigliettino che non sia mai che il pensionando si scordi il tuo nome.

I più vecchi del gruppo lo sapevano da tempo e si sono distratti dalla solita attività di sfottere i giovani, che non sono più tali ma sono semplicemente arrivati dopo. Scrivi una lode, perché siamo tutti uguali, tutti meritano rispetto e una pacca sulla spalla, o, forse, un cambio enigmistico. Poi canta una canzone, sei bravo, sei intonato perfetto per un piano bar del declino. Come un karaoke di emozioni e poi canzoni melodiche, ah i classici! Ma che bella voce, abbiamo un collega che avrebbe potuto essere famoso, e solo in giorni così scopriamo cose che non avremmo pensato mai, tu vedi la sfortuna. Devono essere le occasioni come questa, eventi speciali come un buffet dopo l’esorcismo.

Battute becere mentre si stappano tutte le bottiglie per festeggiare le uscite senza il rimpianto di non aver mai dato senso alle entrate. Ciao, arrivederci, addio. Com’è che tutte le fini assomigliano a delle morti mentre facciamo finta di no? Metti cinque euro alla colletta che compriamo qualche surrogato di lapide, mentre il festeggiato si emoziona – non dovevate, veramente, e altre cose sul copione. Peccato, questo bel clima, siete come una famiglia. Non vi scorderò, neanche quelli che evitavo.

Ma sai che Tizio quando beve è meno stronzo di quanto pare di solito? No, guarda sei tu appannato dal fatto che non molli il bicchiere da due ore. Non è una fine, caspita, è un nuovo inizio, potrai goderti la tua vita o creartene una, non sia mai che accada l’imprevedibile. Sono lieto che ottieni una cosa che io non meriterò mai. Ho il cuore a mille, troppa l’emozione manca solo il gioco della bottiglia per sfogare latenti tensioni sessuali. O dei cocci di vetro per ballarci sopra una quadriglia a piedi nudi.

Hey, chi è che si prende la stanza vuota?

Indice di leggibilità: 55

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  1. 29 marzo 2011 alle 20:41

    Prosit

  2. 29 marzo 2011 alle 21:57

    Pensa che ci mettono pure il rimpianto!

  3. 30 marzo 2011 alle 10:50

    🙂

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