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No! Non è un altro post del cazzo sulla retorica dell’otto marzo

Non sono sul pezzo, ci sono stato e sono stato fesso. Questo è un vaffanculo generale, una non lode al conformismo dei puntuali, alla noia vorace e scadenzata di ricorrenze che ti ingoiano, ti sputano e non lasciano niente se non il senso soddisfatto di aver partecipato al falò della cattiva coscienza. Se sarete attuali sarete antichi fin da domani mentre vandali appestati sfileranno per devastare le vetrine di calendari conformati. Quelli santi con l’altrui guancia, quelli coinvolti, in prima linea, schierati ed incazzati, ma solo nel NIMBY.

L’umanità prostituita non ha voglia di agire ma ha sempre molto da dire, in proclami scontati, banali e indignati. Piagnucolando sui mali quotidiani senza sapere dare una definizione di diritti universali. Il chiacchiericcio spaesato di chi ha sempre orecchiato, mai approfondito né praticato. Nel giorno del ricordo avete desecretato ogni pensiero di Pulcinella dando fiato a raganelle stitiche, accendendo lumini in ricordo dei vostri neuroni suicidati per l’imbarazzo, scambiando un nulla generazionale per la Verità mondiale. E le pacche sulle spalle vicendevoli, gli amareggiati commenti solidali, schiera informe di zombi digitali. Chi non salta insensibile è, è, è!

La gara per il vuoto ha infiniti vincitori che blaterano di amore preconfezionato ma sono solo odio antivitale, esplosioni comandate, burocrazia degli ideali nella palude stagnante di luoghi comuni dove si finge che siamo tutti uguali, dove chi scrive non ha mai nessuna colpa, dove si genera immacolati e si muore tra gli applausi. Nella pochezza desolante degli slogan plastificati, buoni solo per la foto del profilo, in bacheca infernali dove tribuni della peste inscenano comizi accorati di 160 battute da buttare. Urgenti e scomode denuncie clamorose, scarabocchiate dentro cessi pubblici e scaraventate nello sciacquone come un inquinamento biologico del pensiero o un epidemia di sciocchezza virale.

Come cerchi rossi dipinti con gesto fermo per coprire il bianco inquietante dall’uno al 31, per riempire gli orridi di carta di giorni crepati senza un senso, per dire c’ero anch’io, con spille da infilare e magliette da stampare, petizioni da firmare, con numeri simbolici che dietro non hanno niente se non la vanesia noia della gente. Soloni con il televisore sempre accesso per poterlo criticare come cani da denuncia che minacciano di mordere ma finiscono solo a guaire in cucce troppo comode per farsi sporcare da manciate di realtà così virtuale da essere reale. E tutti hanno i loro stronzi di martiri da tirare in ballo, con storie edificanti come marchette fatte per vocazione e mai per bisogno.

Questa è una porta di uscita.

Indice di leggibilità: 47

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  1. 8 marzo 2011 alle 18:30

    Lo aspettavo questo post 😉

  2. 8 marzo 2011 alle 18:43

    No, è giusta obliqua indignazione!

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