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Bisogna fuggire da un blog cibernetico prima di essere assimilati da un feedback

Prima di scrivere questo sono morto ma prima di morire sono stato vivo, e prima ancora di essere nato sono divenuto bambino. Ancor prima sono stato divinità, non prima di aver vissuto come schiavo prima di essere dittatore. Prima di ogni cosa avevo occhi grandi che si emozionavo quando ascoltavano alcune canzoni. Prima di camminare strisciavo, prima di sentirmi solo speravo in qualcuno ma prima di trovare qualcuno apprezzavo il monologo. Prima cadevo perché mi piaceva il gesto di rialzarmi ma ancor prima l’orgoglio mi costringeva a mantenere l’equilibrio fin quasi a scoppiare. Anticiparsi, divenire prima di essere, comunicare prima di pensare.

Con la testa girata non si arriva da nessuna parte perché prima di tutto devi guardare la strada che ti si apre davanti, se no, dopo si piange e qui non ne sono rimaste molte di lacrime. Dopo tutto questo è solo delirio, questa è un immersione nel vuoto, nuotando in una tristezza asciutta. Prima capisci che puoi arrogarti il privilegio di lasciarti interpretare da degli stranieri e prima sarai libero. Tanto non c’è nulla da capire, nessuna profondità in cui cadere. Questo è un inganno prima di essere scoperto, questo è l’amante fedifrago che nasconde goffamente le tracce più appariscenti, questa è la recita due battute prima che cali il sipario.

Prima di mettere insieme la baracca impara la teoria della costruzione dei castelli di sabbia ma prima di lasciarci andare alla nostalgia bisogna sintonizzarsi con un bolero stanco, prima di spalare tra le cataste dei giorni ammonticchiati accanto alla stufa. Prima di scegliere quali rimirare e poi bruciare. Prima che chiunque se ne accorga mi sarò dileguato senza dare spiegazioni di un agire senza finalità, perché uccidere uno sconosciuto senza alcun motivo è il delitto perfetto e allora mi sa proprio che non mi troveranno mai, qui nudo ma mascherato, senza propaganda, senza gloria, senza persuasione.

Né prima, né poi darò spiegazioni perché prima dovrei chiarirmi da me e non ci si riesce o, più semplicemente, la confusione è un ottimo alibi per non definire tutte le incongruenze, tutte le debolezze, tutte le incoerenze. Prima del contenuto verrebbe la relazione ma ci devono essere delle eccezioni prima che le regole inondino gli schemi. Ma prima era diverso perché dopo c’è stato un fallimento e anche per perdere bisogna avere una vocazione. Ma qui non si alimenta nessun mistero ma solo ci si nasconde prima che uno sguardo consumi le parole, qui è l’incorporeo prima del corpo, qui è il concetto prima di un suo scopo. Questo è un feedback in risonanza cibernetica, prima ancora di essere emesso, prima che sia finito. E le parole prima del senso, e la paura prima del pericolo, e la fuga prima della cacciata.

E questa assurda pretesa di umanità, prima che sia troppo tardi, è meglio estinguerla. Ci potrebbe essere anche un significato, ma ogni post viene sorpassato prima che si decanti e allora, a sprazzi, bisogna fuggire a morsicare un sogno di antica modernità.

Indice di leggibilità: 52

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  1. vania
    28 febbraio 2011 alle 22:36

    …che meraviglia …”antica modernità”….starei tutta la notte a guardare il sito “Calatrava Architettura”
    …ho delle foto che avevo fatto ancora con i lavori in corso del ponte di Venezia…allora ci farò un post più avanti…magari con un po’ di storia.
    Grazie Marco. Ciaooo Vania

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