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Così cadiamo dispari

Svuota il tavolo da ogni cosa, anzi butta via tutto, fai spazio. Trangugia il valium. Ma quanto è ampio questo deserto? Questo deserto inumano che ci chiama, che urla. Ci invoca. Ci pretende. Vogliamo essere liberi. Pensi che non conosciamo tutte le condanne che abbiamo ricevuto come patrimonio genetico? Un’eredità da schiavi. Una trama già scritta e malamente.  Scuoti la testa, respira. Ci sono delle pedine in rivolta sullo scacchiere in miniatura, quadrati bianchi e quadrati neri, sporchi di sangue solo rappresentativo. Ci sono statue che piangono ma bestemmiano per provare il loro attaccamento terreno. Pali fissati nella roccia, radici che affondano in un humus contaminato. Sentiamo la mancanza del respiro, la nostalgia dell’apnea volontaria.

Fermati a non pensare, siediti, rilassati. Fai spazio a quello che verrà; qui non c’è niente che vogliamo conservare, nulla che ci dia un senso o che racconti la nostra storia. Tutto superfluo, tutto ridondante, tutto transitorio, tutto straniero in terra aliena. Volere l’impossibile, sprofondare, impazzire. Non c’è più nessuno, niente da focalizzare. Il suono non nasconde nessun tesoro ormai, nessun luogo sconosciuto da colonizzare, nessuna tribù pura, nessuna cosa noa. C’è solo il silenzio e lo sconforto, aleggia una fine presente da tempo e da alcuni, per tempo, presupposta.

Sssh! Ascolta che si avvicina, tendi l’orecchio ora che non sai cosa può succedere, in preda agli spasmi nervosi del panico della vittima che non può capire da che parte sbucherà il nemico perché tutto è ostile e questi spazi celano molti pericoli che non possiamo vedere ma solo percepire. Sono lì assiepati, invisibili ma presenti, inudibili ma strillanti. Trema e non aver paura del terrore che riempie un paesaggio dove non è rimasto null’altro che una sensazione desolante da assorbire come un cattivo viaggio da allucinazioni da droghe cerimoniali. Angosciati pure ché in questo deserto nessuna presenza amica può vederti.

Qui è una necropoli, false partenze vs. tutto quel che circonda. Difendersi è dissolversi adesso che sappiamo il significato ancora prima di comprendere le parole. Sparire, privare di sé il mondo, vendicarsi. Nascere gravidi di odio per poi partorire una vita normalizzata con il costante imbarazzo di essere pensanti. E con la tensione che sentiamo sui muscoli del collo, la forza fisica che convince che tutto potrebbe accadere e invece inciampiamo sul nulla e così cadiamo dispari.

Indice di leggibilità: 59

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  1. Gio
    27 gennaio 2011 alle 22:40

    Grazie Prog.

    • 28 gennaio 2011 alle 16:15

      Due sole parole e si rimane talmente spiazzati da non sapere cosa altro aggiungere…

  2. 28 gennaio 2011 alle 18:56

    Una carezza a tutte le lacrime perse in questo doloroso deserto.

    • 30 gennaio 2011 alle 16:57

      Siccome l’acqua evapora consoleremo almeno la sabbia.

  1. 21 febbraio 2011 alle 18:43
  2. 28 febbraio 2011 alle 18:26
  3. 16 marzo 2011 alle 09:01
  4. 23 ottobre 2011 alle 22:43
  5. 6 novembre 2011 alle 22:28

Spazio al dissenso

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