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Una storia penultima: la fine più 10

Maurizio Cattelan - Untitled, 2009

Scrivere di nuovo solo per cancellare quello che si è scritto ieri. Un atto di pena frammisto a pietà. Perché non vuoi morire con me anche oggi? Una nuova scomparsa, un nuovo rogo e i fuochi li vedranno da lontano, anche dalle colline affollate da popoli stranieri. Cancellare lettere ed eliminare tracce, di nuovo, ancora, giorno dopo giorno. Questo lo scopo, la missione del rettile che deve mutare la pelle per vivere, cambiare epidermide pur rimanendo sempre serpente. C’è un modo sottile per apparire sempre nuovi mentre il corpo invecchia, dentro. Ma fuori no, fuori il belletto impera, una nuova frase che ti fulmina, una nuova ossessione che ti perfora, fino alla prossima. Sempre il solito vuoto ma dietro maschere diverse, la stessa pena ma sempre cangiante nelle molteplici tonalità blu del grigio. Nuove metafore per sminuzzare vecchi simboli, un’anafora brillante per cancellare anacoluti sghembi. Again, insert coin.

È solo il gioco dell’obliquità, la rara attitudine a mostrarsi per rendersi invisibili mentre ogni passo è solo un ulteriore gradino in picchiata. Ci penserò tutta la notte oppure non ci rifletterò mai più e domani, con la luce del mattino, sarà scomparso. Perciò deve essere molto debole, almeno quanto me. Venditori di vento in bottiglia urlano alla magia mentre piazzisti di gas volatili si sbracciano in garanzie vitalizie brandite a due mani. Potremmo cantare fino a che non avremo più voce o potremmo raccontare storie ai bambini che non siamo stati mai ma il menestrello con una sola storia è costretto a cambiare piazza ogni sera. Li aspetta ma non viene nessuno, perché è corsa la voce (già, non si parla di velocità del suono?) e un raccontastorie senza storie non merita neanche la fatica dello scherno e dello scorno.

Il mondo è disperato, zig, il mondo ha una speranza, zag, ma cosa importa in fondo. Ci sono parole che possono cambiare il corso degli eventi ma non sono le tue, ma sai quanto ci interessa. È solo uno slalom, competizioni di retorica dove in poco tempo riuscirai ad affermare tutto e il suo contrario, come se il bianco e il nero fossero complementari e non apposti a caso secondo l’umore del momento. Poi i capolavori dei madonnari saranno spazzati via dalla prossima pioggia (perché piove anche in questo post) ma non ci riguarda perché di selciato è pieno il mondo. La prossima parola, il prossimo rigo, il prossimo scritto saranno sempre i penultimi della serie.

Indice di leggibilità: 55

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  1. 15 dicembre 2010 alle 13:16

    vedere la neve scendere sui papaveri è un tutt’uno con la musica.
    Pioverà, ma i madonnari continueranno a disegnare. Almeno questo.
    In barba al selciato che li lascia andare.

  2. 16 dicembre 2010 alle 15:57

    Si continua, non si smette (quasi) mai.

  1. 28 dicembre 2010 alle 23:40

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