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Sogni di sabbia

Non c’è più molto da dire e le parole, quando vogliono essere le ultime, quando aspirano alla definitività, quando invocano la propria risolutività sono difficili da pronunciare. Qui si muta senza saperlo, ci si distacca senza volerlo. Sembra semplice ma non lo è. E che vorrei essere presente ma non voglio che sia interpretato e desisterei a essere capito ma solo per essere compreso. Ma giungerà un tempo in cui, finalmente, la distanza ci aiuterà annacquando il veleno, demolendo l’anima totalitaria e completando la truffa contro l’ottusità della sabbia dentro la zavorra. Hai perso, perdi e perderai, eppure di fronte al nuovo scontro, anche se lo neghi, nutri la presunzione di aver una minima possibilità di vittoria, un solo attimo di follia in cui ti convinci che il tempo si possa in qualche modo battere.

Ci sono tempeste di sabbia che non immaginavi, c’è una luce totale che non lascia scampo alla voglia malsana e depressa di coperte in una coltre di buio e puoi batter quanto forte contro il vetro della clessidra che non si spezzerà, non ti lascerà fuggire da quella tempesta e da quella luce. E un giorno sarai un altro, un giorno sarai Uomo, un giorno saprai assumere il peso dei tuoi errori, un giorno smetterai di tormentarti sulle tue scelte che avevi battezzato giuste ma di cui avevi sottovalutato le scie di conseguenze. Quello che ti frega sono le alternative – dicono sia successo anche al popolo – un’alternativa, poi due, alla peggio tre, realisticamente quattro.

Mi hanno dato la possibilità di contare l’universo con le dita di due mani, una lezione fulminante sulla differenza tra in potenza e in atto, mi hanno dimostrato che un risultato teorico può svuotare una sostanza reale, mi hanno convinto che parole bendate possono sfondare il coccio con il premio solo captando le grida scomposte degli altri infanti che giocano alla mosca cieca di questo alfabeto digitale.

Come la falena verso la luce, anch’io verso pochi e ossessionati concetti, sbattendo i tessuti, carbonizzando ali, non riuscendo ad apprendere, non farcela proprio ad accettare, tetragono a non far tesoro dell’esperienza. Poi giungere allo sconforto di un benessere angosciante, l’orrore di scoprire di non aver sogni. Perché i sogni non sono una lista della spesa, non possono ridursi a posti che non hai ancora visto, non possono confondersi con vaghe volontà di miglioramento sociale collettivo. E non è colpa del realismo, non c’entra il cinismo, sopravvivere non è sognare e quella sabbia sarebbe meglio ci soffocasse invece che solo affaticare passi ottusi.

Altre domande?

Indice di leggibilità: 49

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  1. 29 novembre 2010 alle 10:01

    Concludere con “altre domande?” è come stare in bilico tra un atto di masochismo e un’insolente provocazione. Poi, volevo dirti che se qualcuno si avvicina comprendendo anziché cercando di capire è già un evento paragonabile ad un sogno avverato, ma non me la sento di tirar in ballo i sogni che non ho un buon rapporto con questo argomento. I sogni ce li hanno tutti in dotazione, poi qualcuno smette. Non so.. a me piacerebbe Vivere..

    • 29 novembre 2010 alle 18:32

      La fine è beffarda verso me stesso, verso tutto il mio blaterare. Forse avrei dovuto chiudere con “altre risposte?” per essere ancora più masochista oppure con “qualcosa d’aggiungere?” per essere più insolente. Prometto di migliorare. Sulla dotazione minima avrei da ridire, ma neanche io lo so con certezza però sono ben più umile, mi accontenterei di essere vivo e non il semplice rumore di fondo confuso con il rumore dello scorrere della sabbia nella clessidra.

  2. 30 novembre 2010 alle 09:45

    Beh, forse i toni non riesco ad esprimerli bene qua su questo mondo di silenzi che parlano, però mi è piaciuto il finale. E a dirla tutta gradisco anche le altre due opzioni, ecco.. sono scoppiata a ridere, veramente.
    Dici che manco di umiltà se penso che tutti hanno un pacchetto base di sogni? Non lo so, per me è più una forma di ottimismo derivante da una fiducia di fondo che tiene i denti serrati. Comunque sai, a volte alzare il volume di certi video fino a far vibrare le casse è annientare per almeno 5,29 minuti tutto il rumore di fondo del momento.. e non è male.

    • 30 novembre 2010 alle 20:25

      In questo momento vorrei solo capire cosa sono i sogni, poi potrei espormi sulla disponibilità ipotizzabile per i poveri singoli affogati di realtà.
      Conosco quel vibrare, quei 5.29 ti portano in alto ma dopo la caduta è verticale per chi è fragile dentro i silenzi silenti, maybe I always knew…

      • 3 dicembre 2010 alle 09:41

        No, capirli non credo si possa. Forse, comprenderli.
        Che bella la neve che scende.. ho provato a vedere come funziona, ma hai un template pieno zeppo di html per una povera ape.
        Comunque sto a bocca aperta, tipo i bimbi appiccicati alle finestre quando nevica, già da un pò 🙂

  3. 2 dicembre 2010 alle 18:07

    “Non sono niente.
    Non sarò mai niente.
    Non posso volere
    d’essere niente.”
    Credo solo nell’universalità delle energie e che sia normale, nella decadenza, spogliarsi dei sogni. Nonostante ciò, vedrai, riuscirai a continuare a lottare con le tue illusioni.
    La vita è nella ricerca.

  4. 2 dicembre 2010 alle 19:38

    Ricerca, giusto, ma il tempo ci gioca contro. Ma esiste un alternativa alla ricerca continua, esiste l’alternativa di trovare talvolta, in un qualche tempo, da qualche parte?
    Mi rispondo da solo: http://www.youtube.com/watch?v=zAUXPkx7gMI

  5. 2 dicembre 2010 alle 23:21

  6. 3 dicembre 2010 alle 16:53

    apepam :

    No, capirli non credo si possa. Forse, comprenderli.
    Che bella la neve che scende.. ho provato a vedere come funziona, ma hai un template pieno zeppo di html per una povera ape.
    Comunque sto a bocca aperta, tipo i bimbi appiccicati alle finestre quando nevica, già da un pò :-)

    La neve è tutto merito di wordpress, restiamo qua a guardarla che dalle tue parti digitali non fa abbastanza freddo per ghiacciare.

  1. 19 dicembre 2010 alle 15:17
  2. 14 aprile 2012 alle 16:29

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