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Non fa differenza da nulla cosa

19 settembre 2010

Non fa differenza da nulla cosa

Mark Rothko, Untitled, 1969

Sfibrato nello spazio di un silenzio rotto dalla nenia. Se la cantilena di parole è dolente lo spazio che ne racchiude due sequenze devasta, anche se poi non basta mai, scendere sempre di più, strisciare, che tanto non c’è soluzione o uscita, nessuna promessa da fare nessun buon proposito da infrangere quando nessuna scelta o azione può essere decisiva.

Mi sento esattamente come descritto da certe parole che sono mie ma di cui non conosco il significato, spezzato dall’emotività adolescenziale che sfigura di acido un altro cazzo di capitolo di pena. Come tramonta l’amore, e come vagabonda l’anima su righe tristi, così ho finito di dover dimostrare qualcosa a qualcuno dando prova di schietta disumanità. Perché se credi in ciò che è falso è lo fai, diventa vero, per sempre vero, distruggendo l’iniziale falsità. Il destino è nelle nostre mani, ci appartiene la possibilità di trasmutare i sentimenti e le relazioni forgiando un disastro calcolato. Io posso donare un orrore che nessuno ha mai visto, non è presunzione ma realismo. Peggio dei tossici consumati, degli straziati, dei dispersi e dei militanti sradicati. Posso dissanguarmi con le parole, tacere per il resto della vita, rinunciare alle cose essenziali. Smettere di mangiare, sbriciolare il sonno in capsule di incubi, tormentare il corpo in assurdità compulsive.

Le lacrime cadono perché mancano di equilibrio ma io, invece, sono stabile mentre gli occhi sono vuoti, senza lampi, senza vita, senza umori, i buchi sono solo buchi per la rabbia meccanica e la disperazione aspetta a lame sguainate per un post qualcosa che sarà un down di un picco emotivo solo apparente. Fino alla fine, fino al consumo mentre il consumo è il fine, la strada del delirio e del tumore, della morte inattesa, dello stroncarsi giovane.

Niente da dire perché tutto è uguale in questi filari di inganni in non c’è alcuno consapevole di quali siano le differenze. Quali le verità, quali le menzogne, quali i sorrisi, quali i ghigni? Gli anni – questi sicari con il volto rischiarato dalle candele, 365 puttane annoiate che inveiscono per la fretta di farti godere subito la tua solitudine. Allora decido che non ho niente da dare e che non tenderò la mano sul calendario per salvare dalla caduta, non mi appellerò a divinità che non esistono.

Lascio tutto e mi arrendo al sogno ricorrente di una rappresaglia di un esercito di liberazione mentre dormo in lenzuola sudate di una casa che non è mai stata solida ma cadente fin dall’aspetto. Una storia a cui manca qualcuno, ma non fa differenza chi è, è solo qualcuno che non c’è e la cui assenza non fa differenza. Nulla rispetto al nulla.

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