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I motivi di una canzone pensata per piangere

I motivi di una canzone pensata per piangere

la perdita delle maiuscole nei cantieri dei pensieri. la perdita delle speranza e delle possibilità. il caldo dolce di settembre sulla giacca verde militare. le scarpe da ginnastica bianche e consunte da una camminata sempre spedita ma senza un motivo. la scomparsa del sorriso in un tunnel di nichilismo inflitto. al posto, una finzione di smorfia. pausa. gridare milioni di volte che dio non esiste, nessuna eco o risposta. l’ovale vuoto si riempe, calano le luci e scende il silenzio sulla gente che faceva la fila e imprecava. una messa per sconsolati contusi di arte. una sensazione pervasiva di desolazione. le spine che trafiggono la carne della perdita martirizzando il corpo mistico della musica. le volte che era meglio non alzarsi. la barba torturata, piegata, strappata. le cuffie nelle orecchie, il filo che si impiglia e si strappa.gli errori esistenziali nei pensierini delle elementari. le frasi paraculo del mondo sociale. il treno che si riempe di nuovo. la rabbia contro il tempo. le mancanze di una realtà non scelta. io che ero lì, il rispetto, il riscatto, la sconfitta, le ferite. gli scatti di orgoglio verso la cosa giusta. le domande lasciate cadere nel vuoto e il vuoto che inizia a fare domande. le lezioni mai imparate, gli anni, le ferie e i viaggi. le ore, gli anni, le assenze. gli appunti in una calligrafia ormai illeggibile. l’orologio nel cassetto con la batteria scarica e la borsa portadocumenti strappata in alto. il sangue sotto il pollice e le dita gialle di nicotina. l’ordine operoso della infelicità. i contatti muti su una realtà disarticolata. i vermi che escono dalle orbite di un cranio. le rovine dopo gli eventi. l’inventario del fastidio. pausa. respiro. affogo nella noia. la persecuzione dei catari. ci stiamo perdendo. i sogni di un ex ragazzo. the same old story. gli archivi della vita. i bilanci dei giorni. le canzoni troppo complesse per un attenzione troppo breve. mille pagine di un romanzo che giace in un cassetto. gli indici degli anni corrosi da nostalgie dispotiche. l’indifferenza delle parole nei ragionamenti cavi. ancora e ancora. pausa. respiro. bla bla bla.

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