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L’artificio della sparizione

L’artificio della sparizione

Jan Konupek - An Electron approaching Earth

In difesa strenua di qualcosa che non esiste più, difendi ma nessuno attacca. Gioco di sparizione con regole infime, la scacchiera è invisibile come il dolore e i giocatori trasparenti di amnesia. Le paranoie di arrocco sono inutili perchè nessuna assedia, i coccodrilli nel fossato sono annoiati e depressi. La scomparsa dell’esistenza, distruggere tutto per lasciare dietro sé uno scenario brullo e inanimato, la soddisfazione di Attila. Un amaro trascinarsi nei fumi del risentimento delle storie deformi.

Se c’è da dire qualcosa di vero è da dire adesso che tutto è perso, drenato di senso in ogni interstizio, ingrigito in ogni sfumatura. Ora la menzogna desidera la sua vendetta sul silenzio, sul cadere cogitabondo dei giorni addosso i segni lenti del tempo sul viso. Mancano minuti alle ripetizioni ossessive del mancare, mostri nascosti nell’armadio, sempre gli stessi, sempre nello stesso punto, che compaiono puntuali per devastarti i nervi e costringerti a insultare a un cielo che hai svuotato da tempo.

Troppo vicino per coglierne gli aspetti deteriori, troppo lontano per provare nostalgia, ma quel vuoto pare presumere troppo, urlando conferme insostenibili anche se predette, trasudando presunzione e rivincita fingendo di scordare che il dipinto tratteggia una sconfitta su ogni lato. È terribilmente pop, tra il banale e lo squallido, eppure è lì e quella mancanza non accenna a scomparire perchè il vuoto è ingombrante.

C’è la vetrina sporca di sangue e pece, inghiottita in un incubo desolante, tutto è a vista perchè le uniche cose da nascondere sono proprio quelle che vengono esposte dietro il vetro crepitante disturbo. Guardare sarebbe un trionfo ma quella sofferenza è una ferita condivisa, quindi meglio nascondersi nell’oblio di una testa che profonde un odio talmente rutilante che non necessita sforzo alcuno per non volgere lo sguardo, per non piegare il respiro e non percepire la palpitazione viva. Intanto sogni neri migrano distanti.

Indice di leggibilità: 48

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  1. 30 agosto 2010 alle 20:19

    A volte ritornano, anche i blogger distratti.

    • 30 agosto 2010 alle 21:07

      Non è distrazione ma assenza programmata, da queste parti siamo confusi. Lo stato mentale è confusamente 1.5. Non sappiamo se vogliamo essere letti perchè dubitiamo di essere capiti. Non sappiamo se vogliamo essere capiti perchè allora qualcuno potrebbe scoprirci. Non sappiamo cosa vogliamo nè come ottenerlo. Non vogliamo promuoverci perchè non se ne scorge il senso. Avanziamo, arretriamo. Scomparsa e ricomparsa di uno spazio di fogge pubbliche ma che, di fatto, è privato. Scriviamo senza sapere se durerà per questo meglio affidarsi al caso degli incontri e alla distrazione degli avvenimenti.

  2. 31 agosto 2010 alle 20:39

    Ma guarda che è il miglior modo. C’è chi ci crede troppo, @Prog, e poi si perde il lume, più di quanto già non lo abbiamo smarrito.
    Ma in questi passaggi di vento, tra le titubanze, il vagare indefinito, beh, son contenta di rileggere una penna come la tua. Sei tra coloro che mi fanno pensare. E giudico ciò, cosa ‘assai buona’.

    • 2 settembre 2010 alle 19:19

      Mi sa che io sono uno di quelli che ci crede troppo, comunque grazie.

  3. 1 settembre 2010 alle 15:40

    caro Prog, hai ripreso un tuo percorso, in una nuova casa dove spero ci siano un po’ di spifferi, di porte aperte e di aria che circola…io sono contenta di poterti leggere ancora. ciao!

    • 2 settembre 2010 alle 19:20

      Grazie. Purtroppo mi sa che dalle mie parti l’aria è viziata.

  4. 3 settembre 2010 alle 15:41

    sei nascosto nell’armadio e ti sta facendo da cassa di risonanza..

  1. 3 dicembre 2010 alle 19:06
  2. 14 dicembre 2010 alle 08:47
  3. 27 gennaio 2011 alle 19:33
  4. 6 marzo 2011 alle 20:18
  5. 22 marzo 2011 alle 21:11
  6. 7 novembre 2011 alle 21:56

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