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L’abbraccio malevolo della rimembranza

Attenzione alle parole scritte!

Attenzione alla parole che fermano frammenti di una verità fossilizzata in un preciso istante. Sono i pensieri auto-inflitti, subiti da una mente tenera, incapace di assoluzioni, in grado solo di infettare tutto il corpo e di portarlo a livello di degrado cosciente. Una coscienza rettile che si insinua sotto pelle e depone la malinconia estesa quanto l’epidermide, un contagio lento e strisciante, un freddo stillicidio di infezioni che accerchiano i polmoni e contaminano il sistema elettrico del muscolo cardiaco.

Il vano scordare quelle vecchie novelle distorte nel tempo, storie che vogliono invadere il presente mente il narratore appartiene al passato. Perchè il passo successivo a percepire il vuoto è sentirsi vuoto, sentirsi perso in un viluppo inestricabile di ricordi, pieno e smarrito di essi e da essi. La memoria è un tosco carezzevole ma mai clemente come l’oblio, un veleno da non rinvigorire con antiche lettere conservate nei bauli in soffitta. Bisogna essere forti e fare fuori le tracce deposte dolci e germinate aspre. Rimanere saldi contro la cospirazione costruita da noi stessi in un presente che ora è passato per avvelenare un presente che ora è presente. Bisogna avere la forza di dimenticare, di non rivangare, di non vagheggiare, smettere di rievocare e di essere coscienti, avere la saggezza di lasciare andare il passato, di aprire la diga e fargli inondare i terreni incolti che ci lasciamo alle spalle.

Insigni auto-biografi edulcoratori è l’ora di arrendersi all’arte di non essere presenti e alla rara capacità di essere pessimi in tutto, insieme, in ogni tempo, perdurantemente. E, infine, procurarsi un biglietto da visita e sotto il nome qualificarsi come: dimenticante.

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  1. gio
    21 agosto 2010 alle 13:47

    “Riconosco, non so se con tristezza, l’aridità umana del mio cuore. Per me un aggettivo ha più valore di una pena reale dell’anima.
    Ma a volte sono diverso e piango lacrime calde, le lacrime di coloro che non hanno né hanno avuto madre; e i miei occhi che bruciano di quelle lacrime morte, bruciano dentro il mio cuore.” Pessoa – Libro dell’Inquietudine

  1. 21 agosto 2010 alle 20:24

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