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Per essere divorato

Ho così tanti buchi dentro che sembro un muro mitragliato nell’epicentro della capitale di una guerra civile ultra-decennale. C’è chi divora libri e musica mentre altri sono divorati dalle note e dalla scrittura. Alcuni divorano uomini e sono i cannibali più graziosi della luminosa storia dell’umanità. Per essere divorati bisogna con impegno far rinuncia di sé e alle proprie immotivate velleità di sopravvivenza. E nel mentre si aumenta il volume della musica, così come quando si da fuoco al tabacco di un’altra sigaretta o si versa il liquido nel bicchiere bisogna essere consapevoli che non ci trova ad agire per ottenere una soluzione ma ciò non impedisce di reiterare le compulsioni. Bisogna rimboccarsi da soli le coperte  e raccontarsi le fiabe perchè per essere dispersi occorre avere delle coordinate iniziali, così come per essere disintegrati bisogna avere un ricordo di una qualche integrità. Tra anomalie e disfunzioni, ecolalie e smarrimenti, con un radar e un sonar per intercettare uomini e incubi.

Ci si può consolare leggendo un libro di auto-aiuto sottolineandolo in ogni pagina, parola per parola, con marcati segni rosso vermiglio ma ciò che non funziona non ha mai funzionato, non importa con quanta forza hai cercato di essere buono, hai sempre sbagliato (cantilena). Errori di valutazione sull’impatto e sulle variabili ambientali dolosamente ignorate. Errori sulla tenuta di una disperazione antica e di una fragilità giovane quando nel cielo si proiettano ambigui messaggi di conciliazione. Lo specchio è geniale ma mente, ritardando una rottura inevitabile e presuppone di diventare – in vecchiaia – un collezionista di cocci translucenti. Ognuno appare perfetto una volta riempito del suo carburante ma il movimento comporta consumo. Poi errori di trascrizione dall’anima alle parole e alle azioni e ogni gesto diventa imbevuto di astio.

Sarebbero bastati pochi centimetri per dipingere la ics nel punto giusto, sopra il cuore, in corrispondenza dell’atrio sinistro, pochi passi per vedere un burrone da vicino, solo un salto per incocciare il 6007.  Gli aquiloni precipitano ingoiati da mare infuriato da una fame primordiale, agitato di fauci nere inesauribili che inghiottono senza sosta. Hai la fortuna di non ricordare i sogni carnivori in cui sprofondi durante il sonno, un teatro di segni, uno spettacolo di sensi di colpa che probabilmente hai vergogna di ricordare e hai abbattuto con l’oblio superficiale. La memoria cannibale compie il suo rito ed è un dolce smembrarsi nell’abbraccio lieve dell’assenza. In absentia, scivoliamo nella fossa degli scorpioni, divorati da pensieri atroci.

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  1. 21 agosto 2010 alle 20:24
  2. 21 febbraio 2011 alle 18:43

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