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Il sapore del vuoto

Non ho bisogno di nulla, di nessuna parola, di nessuna persona. Non ho neanche bisogno di concentrarmi per sfogare l’ira inutile. Di colpo è vivido il sapore del vuoto di giorni sempre uguali con tristezze cicliche. Altri cerotti evanescenti su ferite profonde. Sangue rappreso sulle abitudini, ghiaccio nella vodka, crepe sul muro, aria ferma nei polmoni. Esercitarsi allo specchio a barare con le carte di semi neri, niente di più facile che fingere un abbraccio, come organizzare un golpe di sentimenti. Un sobrio straziarsi in fondo al vetro che non è trasparente ma riflettente, tra bestemmie simmetriche ai pensieri e la logica che è solo un orpello inutile, la zavorra dello stordimento. E l’odio, e la disperazione e bla bla bla. La solitudine – mai invitata – non se ne va più e – anche se non ti va giù – l’hai desiderata e non ti dispiace perchè ci deve essere una qualche consolazione a stare male, a punirsi di ipotesi e a dare fuoco al furore della rabbia impotente.

Vorresti tornare, ma la metropoli è diventata un set di cartone fragile, sagome di realtà incollate nell’inesistente. E fra le diverse forme di cartone, il vuoto, e tra il vuoto altro vuoto che rappresenterebbe una qualche realtà esistita in qualche modo, un qualche tempo, per qualcheduno, forse anche te. Quell’odore di cartone ha un sapore di polvere rugginosa misto agli effluvi aromatici del benzene poco raffinato, il sapore di una sconfitta che segue una resa, il sapore dolciastro del sangue venoso dei graffi dei bambini. E anche se sputi il sapore non se ne va perché ogni vendetta naufraga nelle colpe che hai deciso di dover condividere perchè, comunque, tue.

Non si sente nulla, non si vede niente, nulla ci sfiora. Eppure è lì.

Indice di leggibilità: 56

There is no fucking you
There is only me


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  1. 12 agosto 2010 alle 19:26

    ..perchè non si può amare della nostra persona anche il lato spietato? perchè si soccombe quando ci si scontra con quella rabbia?

    • 12 agosto 2010 alle 20:21

      Una domanda che mi mette in crisi. Anzi tutte le domande mi mettono in crisi, e tutte le risposte. Non si può amare il lato spietato perchè è il lato sbagliato. E perchè è sbagliato? Per un imprimatur culturale immagino. Perchè invece la pietas è cosa nobile. Perchè lo percepiamo come un disequilibrio su quello che siamo o vorremmo essere. Perchè è energia sprecata. Ipotesi non risposte. E la rabbia consumandoci oltre giri è, per forza, una sconfitta a energie che potrebbero essere spese altrimenti. Forse, alla fine, è il pensiero di un altro possibile quello che rende negativo quel lato e il giudice dentro – lui si spietato – emette il suo verdetto.

  1. 11 dicembre 2010 alle 18:49
  2. 19 dicembre 2010 alle 15:17

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