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Prove di asfissia ed estinzione

Ecco come scomparire completamente: imparare a non respirare, chiudersi in casa, staccare il telefono. E’ facile, proprio come gestire l’ipossia in una qualunque notte di agosto, senza dormire ché gli incubi sono in agguato e senza respirare ché non se ne capisce l’utilità. Devi solo desiderare quello che ti uccide, implorare il veleno, aspettare l’assassino.

Non c’è nessuno e chi c’è si nasconde per la vergogna di esserci in strade senza uscite e nell’ossigeno che non circola. I respiri sono il percorso che ci conduce dalla purezza alla sporcizia. Desideri turpi in menti infantili mentre ci si consuma in compromessi che non si volevano accettare ma che, alla fine, sì. E il sangue è sempre meno ossigenato e questa confusione forse si spiega con questa asfissia generalizzata che assedia la città, sempre pronta a sbranare i cuccioli boccheggianti che hanno intrapreso il percorso della sconfitta nella lotta della sopravvivenza.

Il dominio delle logiche dell’assenza ha il sopravvento sulla scacchiere dell’umano dolore. I pedoni che si muovono diagonali negli ospizi, attendono un senso mentre annusano l’odore marcio della morte, le pedoni incinta che invadano orizzontali i centri commerciali e che sembrano celebrare un battesimo anticipato, i pedoni che si muovono in circolo nella stessa casella nera tra le sbarre, i pedoni che pensano di essere Re che bisogna trattare con la contrizione o con la benevola chimica, i pedoni che trovano movimento verticale sacrificando altri pedoni, i pedoni che si vendono al Cavallo, i pedoni che vorrebbero essere Alfieri, le pedine nere che combattanno le pedine bianche, la Donna che si butta dalla Torre, l’Alfiere che umilia il Cavallo e il Re che guarda tutto dall’alto e ride.

L’anossia dell’arrocco su una scacchiera lucida quasi inganna i riflessi della fiamma ancora alta del rogo delle bambole di Nagasaki e il fumo denso di Mauthausen. La luce rimbalza obliqua e lascia appena intravedere il vuoto all’orizzonte che – prima del freddo – avrà ingoiato tutto nel disinteresse generale.

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