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Il diario delle ripetizioni

La finestra che ripete se stessa, giorno per giorno, orizzonti immutabili che ti ingoiano con noia. Non pare esserci altra scelta che chiudere gli occhi per poter vedere qualcosa perchè tutto quello che non esce resta in me, si accumula nel bioritmo, ostruisce le vie aeree, appesantisce la chimica. L’invisibilità di ciò che è veduto di continuo neanche stupisce più. La cosa dietro la finestra si chiama casa e dovrebbe essere qualcosa a cui appartenere per il suo passato e a cui aspirare nel futuro.

Ci sono parole che si affacciano con sfacciata assiduità, assediano la fluidità del pensiero e ostacolano gli ingranaggi. Si ripresentano idee ripetute, sensazioni cicliche, déjà vu perturbanti. Come essere di nuovo schierati alla partenza, l’ennesimo giro senza sentire suonare la campana. I gatti in strada adesso sono sicuramente mutati in messaggeri del demonio mentre il cemento sembra stritolare poco a poco i suoi parassiti. Presenze inquietanti che vagano in pochi metri di visuale e sembrano essere cresciute solo per spezzare una desolante monotonia così come le voci si affollano per superare il soffocamento di ritornelli usuali.

Ci sono giorni in cui sembra giunta l’ora di varcare quella linea sottile che divide sanità e insanità e scegliere il lato giusto, una non-scelta, una malattia probabilmente che qualche valente terapeuta potrà ripercorrere a ritroso dal diario in cui scoprire i leitmotiv che portano dei significati reconditi, i temi ripetuti – a-la progressive rock – che legano infinite divagazioni cerebrali per celare le ossessioni, una esile rete di connessioni comunicanti con linguaggi arcani il cui ripetersi segna le pietre miliari di un percorso di follia.

Una semina di segni che qualcun’altro sarà costretto a raccogliere e catalogare, indizi che a posteriori saranno chiari e su cui si inviterà a riflettere per moltiplicare gli apparentemente poveri significati delle ridondanze. Gli analisti si cibano di sogni ricorrenti come i folli si nutrono di paranoie, ad ognuno la sua rassicurante compulsione mentre fuori dalla finestra monta la guardia, come sempre, un rassicurante vuoto che si insedia nelle pieghe del buio della notte, una visuale rotta, una mancanza che senti essere l’ultima linea difensiva dall’assalto dei demoni.

Indice di leggibilità: 45

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  1. samantha
    8 agosto 2010 alle 14:34

    wow

    • 8 agosto 2010 alle 15:01

      Commento sintetico, ma efficace perchè riesce a sfuggire alle ripetizioni temute dal post.

  1. 14 dicembre 2010 alle 08:47
  2. 6 gennaio 2012 alle 23:42

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