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Mutilando le necessità

Svegliarsi adulti – a causa delle scelte fatte – ma non sapere cosa fare e come continuare perchè il male peggiore è quello che non c’è modo di raccontare, quello che si nasconde nelle pieghe nascoste della realtà che ti rifiuti di vedere, che nascondi a te stesso. Accettare senza neanche più immaginare un’alternativa. Il veleno in circolo è la paura, droga paralizzante per i singoli, droga schiavizzante per le masse, droga assassina per le comunità. Gli spazi vuoti vengono occupati da fantasmi, sicari silenziosi del senso delle scelte fatte mentre il fiume trova sempre la sua via perchè l’acqua non la puoi imprigionare e il suo fluire scova comunque una via di libertà senza che argini presuntuosi possano limitarla.

Strapparsi pezzi di sé per diventare altro, per essere un nuovo sé, magari dimidiato ma sempre quella stessa entità, quel fulcro unico che nessuna perdita può cancellare e che ti rende quello che sei rispetto agli altri. Un io mutilato in cui ogni brandello strappato rende più solidi, ogni superstizione cancellata ricostruisce più forti, ogni paura domata incastra un nuovo anello nel legno. La resina rossa di un albero secolare, un sangue che esce rinvigorito per rigenerare la pianta. Che importa se indurito, più denso e amaro. Quando lo sostituiremo completamente con l’acido saremmo invincibili. E non ci sarà più il magone di contare stupide quantità di ieri.

La volontà come mero ausilio della necessità, orpello vano di esseri vani, stimoli incessanti che non si possono controllare se non con l’oblio che copra quell’assurda insoddisfazione dell’essenza cosciente dell’adulto mai formato, del bambino dimenticato, del ragazzo abbandonato. Senti il bisogno del legame? Necessiti un’altra dipendenza? Aneli riconoscere il tuo sangue? A quante necessità puoi rinunciare, quante ne puoi strappare dal tuo corpo dilaniato? Per dire addio a mondi insensati, per disinteressarti di un’umanità agonizzante, per costruire un sentire diversamente doloroso. Per accarezzare un dramma su misura, per costruire una tomba di viventi, per cancellare un vuoto cesellato nelle mura titaniche dell’Iperuranio. Per cessare di avere necessità e diventare necessario.

Indice di leggibilità: 47

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  1. 2 agosto 2010 alle 10:42

    Eppure incontra il mare, quel fiume, e lì resta contenuto.. per questo non esiste libertà. Il segreto non è nello spazio, ma nel movimento.
    Le necessità, i bisogni, mutano. Sii necessario a te stesso.

    • 2 agosto 2010 alle 17:22

      Un vantaggio dai finali aperti. E’ una opzione anche se, come avrai intuito,io pensavo ad altro, cercando distacco e non appartenenza.

  2. 2 agosto 2010 alle 14:42

    Mutilare il proprio io dalla paura. immagine forte ma straordinariamente intensa e vera. Bentornato! Finalmente si può tornare a commentare.

    • 2 agosto 2010 alle 17:23

      Grazie. Ma mi sa che se continuo ad involvermi, cosa probabile, commentare sarà sempre più arduo.

  3. vania
    2 agosto 2010 alle 15:02

    Caro Marco…ora ti farò ridere…sono “sempre” stata adulta….e un giorno…non molti anni fà…mi sono svegliata “bambina”.:)
    …e credimi…non è poi così male …svegliarsi bambini….per imparare.
    ….finchè…la mia mente riuscirà e mi permetterà di assorbire/immagazzinare/ricordare.
    …quello che si vuole…è certo che gli altri non te lo possono dare…è così…in questa “nuova/obsoleta” società….piano piano devi riuscire ad “acquistartelo”..o…a darlo “Tu”…questa è una delle maggiori ricchezze che possiamo avere…saper donare…e poi se qualcuno non accetta…togliersi dai piedi…mai obbligare nessuno ad ascoltarti se non sei gradito…non siamo fatti tutti della stessa “pasta”.
    Ciao Vania

    • 2 agosto 2010 alle 17:29

      Deve essere stato uno splendido svegliarsi. Ma se tu cogli l’aspetto vitale dell’età infantile, quello gioioso della curiosità, della capacità di apprendere e di stupirsi io mi riferisco alle figure adulto/bambino rispetto al loro ruolo di prendersi responsabilità, di decidere tra bene e male, di relazionarsi come esseri senzienti. Ci sono alcune cose dell’analisi transazionale al riguardo che sono molto interessanti. Il problema non sono gli altri rispetto a te, ma l’inverso. Una sottigliezza non da poco.

  4. 2 agosto 2010 alle 18:47

    non credo nell’appartenenza, non c’è.. se non di te a te stesso. E l’unico contenitore, se così vogliamo chiamarlo, è proprio l’universo. Lì ci si può muovere, e trovare il modo.
    però sullo snaturarsi non saprei dire.

    • 2 agosto 2010 alle 18:53

      Io proprio a quella appartenenza vorrei fuggire.Vorrei diluire la mia concentrazione dentro quel contenitore.

  5. vania
    2 agosto 2010 alle 21:39

    …credo e condivido…e ho letto alcuni scritti…riguardo all’infanzia…indicano che le ansie e le frustazioni peggiori che ci sono da adulti sono dovute ai primi anni di vita dei bambini…e io direi anche fino agli anni di “consapevolezza”…maturità.
    …che poi la maturità…credo si acquisti in base alle esperienze di vita…proficue…amicizia/amore/lavoro/sport/hobby/letture personali….e persone che ci “circondano”.
    …sono andata a vedere cosa sia l’analisi transizionale…molto interessante….scomporre la personalità dell’individuo…e se ti dico la verità….io credo di aver sempre utilizzato questo modo di rapportarmi con le persone…non credo che siano maschere…credo proprio sia un’arma di “difesa”…per non voler dimostrare determinati stati d’animo….e non trovarsi in situazioni alle volte “imbarazzanti”.
    …per quanto riguarda saper scegliere tra il bene e il male…non saprei…ogniuno ha un senso di responsabilità diverso…non so’ come spiegarmi…cioè…se io leggo una poesia…ho un determinato sentimento….tipo sensazione di “piacere” e lo posso anche commentare….ma ..finito là, un altro invece può pensare oltre, ma il problema non è mio, è proprio uno scambio di opinioni di gusto/gesto e di affetto/amicizia che lascia il tempo che trova…di sicuro non amore.
    …se voglio una relazione più seria di sicuro…subentrano un miliardo di altre cose in campo.
    ciao Vania

  1. 19 settembre 2010 alle 10:44

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