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Le insidie della migrazione

Intenti fragili che si scontrano con volontà indurite. Una sensazione appiccicata al trauma che si vive appena svegliati dopo sogni candidi (circondati da un mare di sangue), sogni immacolati (minacciati da maree nere), sogni più alti dei desideri. Occhi aperti in un vuoto restare in stanze svuotate dai ricordi, muri bianchi con i segni dei mobili mancanti e altre chiare tracce di un recente trasloco. Per terra fogli di appuntamenti mancanti e post-it di orari di visita regolarmente disattesi tra vetri rotti e specchi spezzati.

In ambienti vuoti finalmente si notano i particolari di una vita di attese, le ombre dei quadri che incorniciando i momenti esaltanti rendono ciechi rispetto ai fiumi di segnali non colti, alle intuzioni fatte cadere, alle insoddisfazioni da far fruttare ma mai colte. Saltano fuori bloc-notes – dimenticati in fondo a cassetti scomodi – che recitano to-do-list rimaste a ingiallire e che ora sembrano solo buffe prese in giro del passato.

Erano anni che non c’era il silenzio tra queste mura e suona strano, e sembra tanto, un ingombro al pensiero, una buca sulla strada, un lampione fulminato. Non si può credere al silenzio come non si deve dar fede a forme di vita intelligenti perdute in qualche spazio profondo. Come non si può credere nella saudade, nelle città vissute da bambino, negli amici persi di vista, nei treni persi per un solo minuto, nelle graduatorie in cui il tuo nome è il primo degli esclusi, nei numeri di telefono scivolati in tasche sconosciute. Come dar peso a questi particolari? Che senso avrebbero avuto quelle parole mai pronunciate e quelle lettere mai imbucate?

In certi luoghi di dovrebbe appendere un cartello “Spazi vuoti. Pericoli di caduta” per non poter poi invocare la propria distrazione a cagione degli scivoloni su i propri pensieri. In esodi massivi i più deboli rimangono indietro costretti a giocarsi il proprio destino in solitaria. Ogni migrazione ha le sue vittime.

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  1. 10 agosto 2010 alle 21:41

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