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La teoria delle rese

Il linguaggio è un arma. Le idee sono una bomba. Ma noi siamo utilizzatori disinnescati, inermi e indifesi. Io credo che bisogna scegliere. Arrendersi alla vita tradendo sé alle sue regole oppure arrendersi a sé stessi affrontando l’incapacità di accettare la media, la norma, le scelte della maggioranza. “Siamo tutti diversi” ma è una sciocchezza, ci sono le minoranze che si sentono meglio, si sentono élite. Rischioso, meglio sentirsi isolati. L’importante è resistere alla pressione del guscio, battersi per mantenere qualcosa di proprio e non farlo triturare nelle voragini del pensiero coattivamente collettivizzato dalla noia, dalla pigrizia, alla mistificazione.

Ognuno porta qualcosa con sé, bene e male, cose misere e nobili, letture e ascolti, azioni nobili o meschine. Se la bontà è dire che tutto è uguale, che bisogna giocare al ribasso, allora non ci sto, sono cattivo e punto al rilancio. A volte il sistema è così possente e monolitico che quasi riescono a farmi vergognare delle mie scelte differenti, ma mollare è impossibile, uno sfregio a un’opera d’arte non preziosa ma unica veramente (e quindi destinata alla estinzione). Dobbiamo cercare le biodiversità negli esseri umani, anche nei singoli vi è qualcosa da preservare.

Io credo che la vita è un campo di gioco e devi scegliere quali regole rompere. Magari cominciando ad eliminare le auto assoluzioni, smettere di nascondere la verità perchè fanno male o non piacciono, cessare di fare quello che fanno gli altri motivato dal solo fatto che lo fanno gli altri. Perché non riesco a smettere di giudicare e so di essere giudicato, perché siamo incastrati in scale di valori che pensiamo siano gli altri a percorrere in senso sbagliato.

Pregiudizi negativi di cui siamo vittime e che esercitiamo da carnefici super partes. Menti in disuso, occhi a specchio, lingue ripetitive.  Applausi, unanimità, consenso. I posti più frequentati, i libri più letti, la canzone più trasmessa, il partito più votato, lo share più alto, la media statistica, il censimento universale. L’avanguardia soffre di solitudine, la minoranza è infelice, gli illuminati sono al buio, i saggi sono soli, Cassandra muore nella congiura.

Voglio astrarmi dal motivo per cui scrivo questo, questo cercare espressione, questo fissarsi in un qualche luogo, questo descriversi a sé stessi, queste bottiglie in un mare asciutto. Questa è la mia resa.

Indice di leggibilità: 56

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  1. 29 luglio 2010 alle 16:42

    l’importante è resistere alla pressione del guscio.. mh.
    Iniziare una frase con “io credo” ha in sè una cautela del dirsi, un’umiltà, che fa della resa una piccola vittoria..
    -usando parole nell’intento del comunicare, senza alcuna affermazione di diritto.

    ps.non mi sembri molto disinnescato.

    • 29 luglio 2010 alle 18:43

      Sono d’accordo, credo che scegliere alcune rese sia una vittoria, piccina e demodé, ma sempre vittoria. Poi non so cosa sembro, ma so come mi sento…

  2. 29 luglio 2010 alle 19:07

    il vintage ha sempre la sua bellezza..
    il ps era un pensiero mio, così, per come mi arrivava il post.
    il “sembrare” ha un peso relativo, molto.

    • 29 luglio 2010 alle 19:19

      C’è che nasce vecchio, chi antico. Proprio vero sul “sembrare”, non si sa mai cosa si sembra, forse si pubblica proprio per questo.

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