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All’approssimarsi della dissimulazione – Parte 2: di vicinanze

Continua da: All’approssimarsi della dissimulazione – Parte 1: maschere

Masks, Richard Müller

Allora gettato nello spazio infinito, allontanato dal vortice, in quel momento – un singolo atomo che si approssima alla lontananza –  ti senti vicino alla verità tanto che ti senti autorizzato a mentire e le uniche dispense le concedi a te stesso. La gente mi dice come devo stare e io concordo ma poi rimango l’unico a sapere che non è vero. Le persone si sentono vicino a te, come il pazzo rispetto al cielo, ma tutto è lontano. Messaggi ripetuti mi insegnano cosa desiderare mentre imparo sulla pelle solo le cose che non voglio. Ci sono insegne che mi dicono che sto bene e per me sono solo divieti da infrangere. Scorgo segnali che avvertono che ti senti giù ma io so tradirli con abile bluff di me stesso.

Questa è una mappa per imperfetti che sognano di trovare la ics sulla carta ingiallita e – simul stabunt simul cadent – scomparire insieme al tesoro. Troppo vera per crederci, troppo tardi per riavvolgerla, troppo stanco per fermarmi. Sorrido nella tragedia toracica, qui tutto si rifrange nel labirinto di specchi opachi di un tempo denso come vernice.  L’occhio si rifugia nell’illusione consegnandosi alla perplessità. L’angolo nasconde il sicario dei voli pindarici, la cuffia cela la musica, la penna sotterra parole lievi come l’aria. La sabbia copre la pista anche quando nessuno la percorre. Il corpo spezzato svela il sangue, la figura integra fa da scrigno al battito. Tra gli spezzati ci si può lasciar travolgere da un velo di falso dal cuore di vero, menzogna più credibile delle promesse diuturne.

Il secondo atto volge al termine. Il colpo di teatro ci ha illuminato sul fatto che l’attore è un bugiardo che recita una fola vera e una tripla negazione si avvicina a una affermazione. Ma anche fosse mera affettazione, andrebbe bene, ora non conta più. Si può essere veri solo sapendo chi si è nell’inconoscibile scenario dell’identità profonda. Un privilegio da immobili, da rigettare anche non fosse aleatorio. Allora sì che sarai prossimo alla prossima maschera del prossimo. Così vicino, so close.

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  1. vania
    21 luglio 2010 alle 14:51

    …commento qui…
    ben d’accordo che se qualcuno dice …è tutto un lamentarsi…cambiare aria…nessuno impone niente a nessuno…per fortuna abbiamo il diritto ancora di scegliere qualcosa.

    …stavo perfino dicendoti…un casino questo blog…per leggerlo…!!!:))))))))))))….e mi sono data la risposta…:)))

    …per quanto riguarda la bugie…fanno male solo a se stessi…alle altre persone…se non gli interessi…lo gliene frega nulla…quindi essere sempre sinceri con chi “Tu”…ritieni importante nella tua vita.
    ciaoooo Vania

    • 22 luglio 2010 alle 08:04

      Ti illudi di avere diritti e arbitrio, non è vero ma semplifica la vita.

  2. 21 luglio 2010 alle 17:55

    e se non esistesse una mappa? Se fosse solo una trappola, un meccanismo innescato dalla consapevolezza?
    Non si arriverà mai a toccare la verità del proprio essere, non fino in fondo almeno, perché la stessa sensibilità che avvicina a quella verità sarebbe annientata dalla verità stessa.
    -oh.. bel video!

    • 22 luglio 2010 alle 08:07

      La consapevolezza, giusto. Intoccabile, sacrosanto.Allora siamo veramentte condannti al tormento continuo di sfiorare una verità irragiungibile, approsimandosi meglio ingannarsi ed evitare annientamenti.
      -oh… bel commento!

  3. 22 luglio 2010 alle 10:07

    è l’istinto di conservazione di cui siamo dotati che ci evita l’annientamento, permettendo l’inganno che offende gli occhi della sensibilità, che “vedono” ma nulla possono poiché si è oltre il libero arbitrio.
    -oh..

  4. 22 luglio 2010 alle 13:34

    -ah..

  5. 22 luglio 2010 alle 13:39

    -eh giunse l’ora delle vocali

  6. 22 luglio 2010 alle 13:55

    le h sembrano essere una costante

  7. 22 luglio 2010 alle 14:21

    Inevitabilmente la costante è una lettera che non si pronuncia.

  8. 22 luglio 2010 alle 15:53

    inevitabilmente si ahhhhhspirano

  9. 22 luglio 2010 alle 15:55

    inequivocabilmente.
    un po’ come

    Le persone si sentono vicino a te, come il pazzo rispetto al cielo, ma tutto è lontano.

    • 22 luglio 2010 alle 15:59

      In mancanza di equivoci, un po’ come i folli nella società.

  10. 22 luglio 2010 alle 16:06

    i folli nella società son pazzi. i folli sono puri di cuore e folli rimangono. altrove.

    • 22 luglio 2010 alle 16:15

      …mentre altrove rispetto altrove – cioè qui -, di conseguenza, la sanità mentale è non-purezza. Insomma è triste che vi siate chiusi lì fuori.

  11. 22 luglio 2010 alle 16:27

    se è altrove, è altrove e altro da ogni altrove (perdona il gioco di parole).
    e non presuppone un dentro/fuori, non presuppone (in generale) nessun opposto e contrario. e se vedi un dentro da cui guardi “lì fuori” basterebbe solo avvicinarsi.
    non per linee dritte, oblique, parallele, longitudinali.
    a volte si procede per balzi. a volte si fanno le capriole, per perdere un po’ della percezione di sè. e del sè. come un’iperbole.

  12. 22 luglio 2010 alle 17:54

    Ma, per me, rispetto ogni altrove esiste un qui da cui considerarlo e per quanto ti avvicini sei sempre dentro rispetto a un fuori. Oltre la filosofia, la mia percezione, chissà perchè, quando vede un movimento a balzi intravede subito delle cadute e allora, modestamente, sono un esperto.

  13. 22 luglio 2010 alle 18:37

    il “mio” altrove non è immune da dolore, cadute, balzi e sobbalzi. di certo non è un altrove surreale o che sta sotto una campana di vetro (ho imparato bene a non dir/me/le più le bugie). semplicemente rifiuta congetture. come dice “qualcuna”: sfrontata e scomposta rifiuto limiti e congetture, io amo.

  1. 20 luglio 2010 alle 17:43

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