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All’approssimarsi della dissimulazione – Parte 1: di maschere

Mask (Natasha) White pencil & gouache

Venti secondi e il sipario cadrà, pochi attimi e lo spettacolo darà fuoco alla miccia.
Esso non è vero, ma ne sei consapevole. Ha una sua verità nel suo essere fictio, nel suo interno tutto reale,
premesso che la rappresentazione è solo funzionale all’inganno.

Per me si va per il tetro carnevale.

Qui giace un doppio dimezzato sotterrato da un mezzo raddoppiato.

Qui vive una maschera bianca senza tratti coperta da una maschera isterica di rabbia velata da una maschera contorta di dolore nascosta da una maschera grottesca di apatia. Le maschere di solitudini si coprono indossando altre maschere che nel loro sovrapporsi svelano un’apparenza che potrebbe avvicinarsi alla realtà dei fatti (se esistesse).

A un sopravvissuto al disastro dell’ipocrisia va tutto bene, perchè non dovrebbe? Bilanci conclusivi che non concludono niente per motivi di sopravvivenza in mezzo all’abbondanza di mancanze. Giuro che non so quello che dico, non so quello che scrivo ma quel che è certo che ciò che è nascosto qui è nascosto anche per me. Mi piace il suono delle parole che si richiamano (all’ordine o al gioco) a vicenda per dissimulare qualcosa che sembra reale, uno scarabeo senza punti se non chirurgici, un alfabeto centripeto che allontana vieppiù eppure, di distanza in distanza, approssima. A cosa non è dato sapere e, probabilmente, non è conveniente né sano approfondire perchè qui fuori, sei dentro e lì, perso, sei ritrovato perchè il flusso prima di camuffarsi nelle incanalature era solo un caos liquido. Troppo facile annegare, ora no, inabissarsi è divenuta un’arte che non pretende talento ma solo raptus innato.

Gli annegati si incipriano dentro i travestimenti, scatole dove c’è modo di scavarsi uno spazio nei vuoti che allagano le maschere, vuoti troppo vicini per essere visti, troppo lontani per essere descritti. Sul palco è stata abbattuta la quarta parete non prima di aver costruito le altre tre. In questi confini si scatena una rissa gigantesca tra autori e interpreti, il sangue arterioso sprizza così violento che sporca le prime file.

Intervallo.

Indice Gulpease: 51

Continua il 20 luglio 2010: All’approssimarsi della dissimulazione – Parte 2: di vicinanze

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  1. vania
    19 luglio 2010 alle 18:33

    ..mi è sempre difficile commentarti..perchè non conosco il significato di molti termini…quindi.:(…:)
    …penso che noi…siamo parecchio mascherati…ma credo …chi ha occhi e sensibilità molto fine..le maschere certamente non mascherano, anzi direi che la realtà…è molto migliore…lasciami questo errore/orrore grammaticale.
    ciao Marco. Vania

    • 19 luglio 2010 alle 18:36

      Io pecco di sensibilità e manco di occhi. E sono molto peggiore di quello che scrivo.

  2. vania
    19 luglio 2010 alle 18:45

    …ma dai…che sei una persona sensibilissima.
    ….a parte che pecchi per la musica che ascolti….:)))
    ciaoooo Vania
    …rimasta nei secoli modesta…;)

  1. 20 luglio 2010 alle 17:42
  2. 22 luglio 2010 alle 17:56
  3. 8 agosto 2010 alle 14:55
  4. 14 dicembre 2010 alle 08:47
  5. 8 gennaio 2011 alle 22:52

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