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Stracci di obiezioni

Ed ecco che il caso volle che non ci fosse più niente da aspettare e che ogni pensiero, anche il più fugace, non potesse opporre una qualunque contestazione al flusso degli eventi. Ogni protesta andava bandita perchè l’ordito dei giorni era trasparente e lineare, frutto della sapiente mano di una filatrice paziente ed esperta. Da par suo il ricamo era di tale perfezione che era inutile andare a cercare, magari con la lente di ingrandimento, eventuali irregolarità. Neanche quelle che avrebbero potuto – nella loro unicità – rilevarne l’autrice.

La ragnatela. Quello è il filamento più prestigioso, ardita opera ingegneristica, simmetrica rete di perfezione che trova la propria ragione nella propria funzione: la trappola. Un regno labirintico dove una volta entrati si cerca disperatamente di liberarsi riuscendo unicamente a scivolare maldestramente in un altro punto della geometria mortale. Ed il ragno del pensiero riesce a dar prova di machiavellica prudenza talchè ogni inciampo così come il primo stupito incastrarsi e i successivi tentativi apneici di libertà – insomma tutti i movimenti del catturato – sembrano essere scelta e volontà della vittima.

Di questa rete, di questo inganno, di questa gabbia quel che infastidiva era l’assoluta normalità, la necessità pre-ordinata, il destino segnato da Minotauro in re minore. Niente da obiettare perchè nulla di diverso era neanche ipotizzabile. Ma alla noia del vivere ben-ordinato ci si opponeva con la testarda rovina di se stessi. Piccoli atti di nessuna utilità se non quello di esprimere un rifiuto tanto generico quanto inutile. Potrei sbagliarmi ma i figli di un amorevole repressione diventano il frutto carnoso della insoddisfazione che attecchiscono nella nostra terra: qui la fine della civiltà, qui il crogiolo di 20 secoli di odio, qui un’umanità senza speranza.

E  se ci sono ore che danno senso a una vita, ci sono anche anni che scivolano insipidi in correnti di magma innocuo perchè molti continuano a vestirsi di giorni preconfezionati perchè si vergognano dei propri stracci di isolazione. Perchè affaticarsi nella posizione eretta se è così comodo strisciare?

Indice Gulpease: 48

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  1. 18 luglio 2010 alle 11:29

    … piazzo la mia ragnatela ed aspetto in posizione supina … (puntini di sospensione) ! (punto esclamativo). S(esse) a(a) b(bi) a(a)… per fortuna rinfresca anche la mente questo temporale

  2. 19 luglio 2010 alle 16:54

    Che vuoi, a volte ci si illude che la ricerca di una posizione eretta sia il senso della vita… poi arriva la natura a ricordarci che siamo il nulla.

    • 19 luglio 2010 alle 17:23

      Il tragico è che la convinzione di alcuni è che strisciare sia il senso della vita. O forse è comico?

  3. gio
    19 luglio 2010 alle 22:49

    Grottesco, non comico.
    Poi ognuno la vede come preferisce.
    “Il tragico è che la convinzione di alcuni è che strisciare sia il senso della vita.”
    eh eh le religioni ci sono andate a nozze promettendo la bellezza in un’altra sede.
    Noi non vogliamo cambiare perché significa soffrire, chissà cosa ci aspetta fuori dal guscio…

    • 19 luglio 2010 alle 22:52

      Allora voglio rompere il guscio e strisciare fino al Paradiso, tanto un po’ rettile sono!

  1. 1 agosto 2010 alle 19:10
  2. 23 ottobre 2011 alle 22:44

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