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Dentro strofe di dissoluzione

Kandinsky, Black Circle (1924)

Quando smetterai saremo Re.
Confini statici che aumentano le distanze interiori, mani sul muro, occhi sul pavimento a cercare qualcosa a cui appartenere. Tutte le convenienze avvelenano, sarà una morte comoda però, lasciare la patria senza neanche un ultimo sguardo. Avvicinati, senti il respiro, resta, perchè qui nessuno ti accompagna verso la giusta strada, la strada di casa o di qualcosa che in tal modo puoi appellare.

La notte che hai lasciato tutto è la notte che hai consumato altri, per poi cadere in sé e lasciarsi a pensieri ambigui. Disforia. Euforia. Musica. Silenzio. Assenza. Presenza.

Vuoti che riempiono, volti senza occhi, facce senza volti, espressioni istantanee, istanti di finzioni, finte di emozioni, emotività altalenante, altalene di fastidio, fastidio per il vuoto, vuoto che ti prosciuga. Un cerchio, poi un altro e un altro ancora. E poi ricominciare.

Mi pare di cantare la canzone della dissoluzione dove ogni parola ne pretende un’altra, gemella e assassina, coppia stranita di opposti, poli elettrici di pensieri, reagenti di un esplosivo, mitosi cellulare che devasta per rinascere. Canzone dissolta che si sussurra quando finisce l’amore, quando muore una persona, quando crepa un pianeta, quando una libellula disimpara a volare. Versi per chi ha perso la strada o a distrutto la casa o è scomparso in un mondo apparso. Perchè ti svegli ed è così, il tuo mondo è svanito e non conta la tua volontà.

La farfalla sbatte le ali, qualcuno muore, qualcuno scrive. La farfalla vola, si scatena uno tsunami. Inutilmente, ma si faceva e si fa. In cerca di purificazione come il digiuno prima della contemplazione, come la mortificazione delle carni, come il pellegrinaggio verso l’eremo nascosto, come il fuoco sulla lama. Scrivere. Quando non c’è più niente da fare, quando l’ago si è spezzato nella vena, quando si è avviati sul lato sbagliato. Quando dovresti scegliere ma il pensiero si fa liquido, perfetta ameba senza linee, senza scarti nè sussulti.

Se ci sono parole che uccidono, sono un assassino.
Se ci sono parole che fanno male, sono un torturatore.
Se ci sono parole che salvano, non ci sarò.

Se ci fosse cura per la peste, se ci fosse vista per i ciechi, se ci fosse paradiso per i dannati e dannazione per malvagi, se ci fosse la Divina Provvidenza, se ci fosse vendetta, requie e oblio, se ci fosse giustizia ed equità.
Se non sai perchè, ma sai che non c’è.

E se la fine fosse dolce, non sarebbe fine.

E la musica sfuma e poi ricomincia:

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  1. vania
    17 luglio 2010 alle 10:25

    …ma sai…che poco tempo fà…ho fatto proprio una ricerca personale su questo effetto farfalla.
    …credo…anzi ne sono convinta…che basta un nulla per ribaltare alcune situazioni, solo…non si sa per certo MAI come l’altro si possa comportare.
    Nella vita ci sono sempre grandi incognite….non si può ancora leggere nella mente delle persone, altrimenti avremmo già un mondo migliore….almeno lo spero.
    …il video è bello…anche se la musica di sottofondo …mi mette ansia.
    ciao Vania

    • 17 luglio 2010 alle 10:47

      Sarebbe un mondo peggiore, penso. Per me questa musica è straordinariamente bella, l’ansia forse nasce dalla sofferenza che trasuda quindi funziona…

  2. 18 luglio 2010 alle 19:52

    Scrivere. Quando non c’è più niente da fare.
    Le parole come armi bianche,
    solo loro assassine, torturatrici,
    e salvezza.. ma non per chi le ha lasciate uscire
    dalle mani, o dalla bocca.

    • 18 luglio 2010 alle 20:45

      Io credo che l’effetto farfalla si applichi anche allo scrivere e che quindi chi subisca i tagli non si possa stabilire a priori, anche lo scrivente dovrebbe essere pronto a schivare.

  3. 19 luglio 2010 alle 09:45

    ops, ho sbagliato la punteggiatura. Dopo torturatrici ci va il punto.
    Assassine e torturatrici verso chiunque.
    La salvezza, invece, per chi scrive, resta un discorso a parte.

  4. 19 luglio 2010 alle 13:46

    Certi punti cambiano tutto, ma proprio tutto. Di salvezza, concordo, meglio non parlare.

  1. 1 agosto 2010 alle 19:10
  2. 10 agosto 2010 alle 21:41
  3. 11 dicembre 2010 alle 18:49
  4. 22 marzo 2011 alle 21:11

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