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Cancellare parole, sfiorare idee (un colpire mancando)

Qua dentro un’idea sembra durare ventiquattro ore e non di più, uno scadenziario impietoso del turbinare leggero dei pensieri. Un appuntamento consueto che è uno stinto gonfalone senza vento come una volontà di sbandierare un risibile almanacco del giorno prima (finchè le lancette non gridino la loro vendetta, almeno). Siamo riceventi sempre più stanchi e contemporaneeamente emittenti infaticabili. Forse  buffo, forse grazioso, forse no ma da queste parti si scrive più di quanto si legge, si esprime più di quanto si pensa e, non secondario, ci sono più salite che discese (cosa che accade anche in alcuni angoli del mondo).

Ebbene qual’è la scadenza delle parole scritte? Il dubbio è atroce e velenoso e conduce a un tonfo rumoroso non appena si rilegga cose di un passato prossimo (ma proprio vicino) per trovarsi completamente estraneati da ciò che si era e di cui si era convinti della fissità. In questa luoghi la caducità sta emergendo come emergenza ineludibile.

401 sussulti inquieti e ancora continuo a guardare verso ovest. Insisto in un errore perchè è il mio errore e in tempi di identità flebili ma armate, preferisco uno sbaglio culturalmente mio a una soluzione altra che non può che rimanere intrisicamente estranea. D’altronde la scimmia pensa, la scimmia fa e hai voglia a fare lo struzzo.

E mi trovo a credere a un senso ineluttabile delle cose che sebbene determinato dall’agente, rimane non evitabile, non proprio un destino (anche se sembra avvicinarsi maledettamente al concetto). Insomma, le cose vanno come devono andare, una frase che dice molto più del suo atteggiarsi quale lapalissiana banalità. Tutto prende un corso che le parole ormai scadute avevano predeterminato in modo chiaro anche se poi, di fondo sfioravano solo il nocciolo di quella fusione a freddo che è la divinazione dei propri avvenimenti futuri. Un colpire mancando. L’ennesima contraddizione più significativa delle infinite verbosità cui si condanna chi cerca un ordine logico a un sofisticatissimo meccanismo controllato dal caso e dall’inammaestrabile corso degli eventi. Una sorta di mantra nelle fogge de “l’avevo detto io, ma non mi sono ascoltato“.

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  1. 5 luglio 2013 alle 11:18

    Complimenti per la agilità della sintassi anche nella costruzione della complessità e nella densità concettuale.

    Ben Apfel

  1. 14 dicembre 2010 alle 08:48

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